segretaria hard

IL MIO ARTICOLO PUBBLICATO ANCHE DA DAGOSPIA: http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/peggio-di-un-ex-moglie-la-segretaria-ha-i-segreti-che-ti-sputtanano-querele-62289.htm

 

Batman tradito dal suo Robin, Sherlock da Watson, Peter Pan, a una certa ora, affondato, col suo stesso pugnale, da Trilly. La coda affettuosa ai nostri piedi non era quella di Fido, ma di una serpe nascosta. O solo la pazienza di un «assistente personale» ormai esaurita, frustrata dai vezzi e dalle pretese del capo, vessata da mesi (o anni) di capricci crudeli.

Se potesse, ve lo direbbe Lady Gaga. La sua ex segretaria Jennifer O’Neill le ha dato filo da torcere in tribunale: sei ore di deposizione per l’eccentrica popstar. Lady Gaga non avrebbe pagato 380mila dollari di straordinari, per 7mila ore in 13 mesi di lavoro. Il mondo intero ti tiene il passo battendo le mani, non hai problemi di liquidità. E la mia parcella? Fare da sveglia al mattino, passarti l’asciugamano nella doccia, organizzarti agende e, soprattutto, sopportarti. Almeno pagami. Le accuse di Jennifer, respinte da un portavoce di Lady Gaga, sono confortate dalla precedente personal assistant della cantante: Angela Ciemny, che nel 2010 aveva raccontato a un biografo di Lady Gaga quanto la popstar fosse bisognosa di cure e premure. «Dovevo fare il bagno con lei e dormirle accanto. Odiava star sola».

Ne Il Diavolo veste Prada (l’autrice Laura Weisberger sta lavorando al sequel, La vendetta veste Prada, in uscita l’anno prossimo), Miranda Priestley non era altri che Anna Wintour, imperiosa direttrice di Vogue America. Nulla di nuovo, ma chi si sarebbe voluto trovare nei suoi panni quando, in un best-seller, in un film milionario, la sua assistente sbarbatella parlava del suo divorzio, della sua instabilità, la sua avida insensibilità agli altri, di un’attenzione ossessiva e pungente verso l’aspetto fisico?

Poi c’è Batman, che è stato davvero tradito da Robin. Christian Bale, Batman nella saga di Christofer Nolan (annunciato in questi giorni l’ultimo capitolo) si è imbattuto nella sua vita… in libreria. I panni sporchi sotto il mantello nero, a firma del suo ex personal assistant: Harrison Cheung. Cheung ha parlato delle abitudini alimentari di Bale (mele e caffè, la sua dieta), ma soprattutto di fantasie letteralmente assassine dell’attore. Bale avrebbe sostenuto che una fan troppo insistente con le sue lettere, andava «eliminata». Con tanto di suggerimenti: «Un cacciavite infilato nel cervello le impedirebbe di urlare», sarebbero state le parole di Christian Bale. «Per superare i miei anni interi appresso a lui – ha scritto Harrison Cheung – mi ci è voluta una terapia di cinque anni. Il mio analista ha parlato un disordine da stress post-traumatico». E il trauma di Christian Bale, adesso?

Poi c’è Lance Armstrong, ciclista campione di sette Tour de France. Più famoso, però, per l’inchiesta sul doping che lo ha coinvolto: un caso nel quale le testimonianze decisive sono state quelle di Mike Anderson, suo assistente dal 2002, raccolte dalla rivista Outside e utili alla Anti-doping Agency americana. Un altro uomo, braccio destro di un uomo. Anderson ha dichiarato che il suo ex capo è una persona brusca e imprevedibile, capace di lasciare la moglie su due piedi, ma, soprattutto, di tenere soldi cuciti nei pantaloni, di eludere i blitz dell’anti-doping, e di esternare rancore e volgarità di fronte al minimo intoppo.

E Courney Love? La giovane Jessica Labrie avrebbe sopportato i malumori e il duro lavoro assegnatole dalla Love per un contratto che, in cambio, le garantisse 30 dollari l’ora, una borsa di studio a Yale, la partecipazione a un documentario sui Nirvana. Miss Love, invece, neanche le avrebbe pagato gli straordinari, e l’avrebbe coinvolta in imprese illegali come l’assunzione di un hacker. Così recita la querela di Jessica Labrie.

Michelle Obama, di assistenti personali, ne avrebbe quaranta. Una si chiama Kristen Jarvis e le somiglia come una sorellina. Gli avvocati dicono che le segretarie, quando ci si mettono, sono peggio di un ex amante. Poliglotte, pelo sullo stomaco, unghie laccate e sorriso impenetrabile. Ma se infrangi i loro sogni, fuori lo scudo. E il portafogli.

http://www.ilgiornale.it/news/interni/se-segretaria-crea-pi-problemi-ex-amante-947793.html

“Io, orgogliosa porno assistente”

Non dite alla mamma che faccio la segretaria, dice la giornalista Debora Attanasio, col titolo del suo libro e diario Sperling&Kupfer ( 2013). Sono le memorie, tutt’altro che infelici, di una personal assistant romana di belle speranze alla corte del re del porno: Riccardo Schicchi, regista scomparso lo scorso anno: «Un grande amico, un fratello cui però ho dato del Lei fino alla fine».

Perché la mamma non doveva sapere che faceva la segretaria?

«Il titolo del libro (fatto anche un po’ di corsa) è uscito da un vero brainstorming tra me e la casa editrice. È un omaggio al più famoso libro sui pubblicitari. Ma mia madre si sarebbe davvero preoccupata, se avesse saputo che facevo la segretaria. Avrebbe pensato che ero sovraesposta ad ambienti pericolosi. Invece, vicino a Schicchi, ero più che protetta»

In che senso?

«Molta gente a colloquio mi aveva fatto delle avance. Un imprenditore arrivò a sollevarmi la gonna! Temevo di non avere speranze, per lavorare. Riccardo Schicchi fu serio e scrupolosissimo. Mi mostrò i suoi 22 gatti. “Al massimo,” disse, “ogni tanto dia loro qualche spazzolatina”. Mi ritrovai in mezzo a Vip per tutti i gusti (non solo porno): gente dello spettacolo e della politica, che aveva con Schicchi normalissimi rapporti d’amicizia e professionali»

È stata ossequiente con lui, o qualche dispettuccio è capitato?

«Io lo veneravo. Mi chiamavano, per questo, “la vestale”. Ma lui era una persona seria e geniale, piena di idee e di rispetto, che mi ha insegnato moltissimo. Poi si litigava, certo. Ma, arrabbiati l’una con l’altro, uscimmo dal tribunale abbracciati e commossi».

Personal assistant in Italia. Che formazione e che personalità servono?

«Bisogna lavorare sodo sulla propria istruzione e sulle lingue straniere. Leggere molto libri e giornali: avere sempre il polso della situazione, quando si ha di fianco un personaggio famoso. E lavorare sulla propria emotività. Gettarsi nelle esperienze».

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