… Suggerisco questi link:

BBC, 25 ottobre 2013: http://www.bbc.com/culture/story/20131025-zombie-nation

Il mio blog precedente, su Blogger (Maggio 2013) : http://simonettacaminiti.blogspot.it/2013/05/da-style-quello-nuovo-de-il-giornale.html

Perché i mostri e i fantasmi non stancano mai?

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SONO MOSTRI eppure li amiamo

L’ultimo si chiama Beautiful Creatures. Per non bleffare: per far capire subito che essere «speciali» alla maniera di maghi, vampiri, fantasmi, perfino mostri, è un dono «bellissimo». Le atmosfere sono quelle di Twilight, la saga (quasi) infinita di Stephanie Meyer. Se la colonna sonora dei vampiri era stata il pop-rock dei Muse, qui – in Beautiful Creatures – si ricorre all’immortalità dei Beatles. Gli originali. E se, nelle fiabe, a 16 anni le eroine baciavano per la prima volta, qui decidono se diventare streghe buone o cattive. Qualcuna opta per la seconda chance, così felicemente che sembra vera.
«The walking dead – Survival instinct» (“Il morto che cammina – istinto di sopravvivenza”) è solo l’ultimo titolo della zombie-mania formato playstation che spopola da vent’anni, anche tra i videogiochi. Tratto da un fumetto, è stato una serie televisiva pluripremiata: oggi, un videogame in 3D in cui, reduce da un’apocalisse, il mondo è invaso dagli zombie. Si salvi chi può. E possibilmente, si diverta.

La morte, il monstrum, il diverso (la cui straordinarietà spaventa) sono gli eroi che fanno salire l’adrenalina, sospirare fantasie sensuali, illudere che tutti loro, una volta che li abbiamo affrontati, vinti, amati, rendano possibile qualunque cosa. Al nostro fianco o chiamati – direttamente dall’inconscio collettivo – a sfidarci, a incarnare la nostra catarsi. Come faccia un ectoplasma a incarnare qualcosa, poi, lo sa solo Hollywood. È il sonno (a occhi aperti) di Hollywood, a generare i mostri. Kristen Stewart e Robert Pattinson, gli sbarbatelli eterei di Twilight, sono oggi la coppia di fidanzati ventenni meglio remunerata del mondo. Volti e pelle che paiono strappati a un affresco rinascimentale; una Giuletta Capuleti con lo sguardo algido, lei, un efebico, inoffensivo, inarrivabile bellone lui. Il vampiro.
La tradizione del succhia-sangue dongiovanni, in effetti, non è nata ieri. Il Dracula di Gary Oldman stendeva la sua Mina (Winona Ryder) dicendole: «ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti»; e se il “conte” ti dice così, con quella faccia, il fatto che bere sangue umano lo tenga in vita è un dettaglio. Anzi. Dacché mondo è mondo, più la faccenda è pericolosa più è travolgente, impossibile da abbandonare. Johnny Depp non era grazioso nei panni di Edward Mani di Forbice: aveva la morte cucita addosso, il pallore della luna e dei cadaveri, ferite dappertutto, i capelli peggio di Frankenstein (a proposito di mostri)… e lame affilate al posto delle mani. Ma gli occhi. Quegli occhi fendevano il cuore più delle sue «forbici» montate da Tim Burton sulle sue braccia. E ancora una volta, a impazzire d’amore era la giovanissima Winona Ryder.

L’archetipo che fonde amore e morte è tanto vecchio che ha un nome greco: «eros e thanatos». Farne un business, con le parole, le facce, la tecnologia giusta, è facile. Buffy l’ammazzavampiri nacque proprio così: Joss Whedon, il suo autore letterario, confessò che il modello che gli serviva era la ragazza qualunque, la cittadina-tipo di un paesino sonnacchioso e banale, ma con una irresistibile marcia in più. La forza bionica di uccidere i vampiri. E poi, naturalmente, di innamorarsene alla follia. Il tragico incidente di Brandon Lee sul set de Il corvo, poi, morte nella morte con un colpo di pistola, fece di quel volto truccato da macabro Pierrot, un horror struggente senza più confini con la realtà. Fantasmi a puntate hanno appassionato il pubblico (nutritissimo) di Ghost Whisperer, dove gli spiriti apparivano alla medium Jennifer Love Hewitt, senza togliere il sonno all’attrice, sempre più amata, né a chi, assieme a lei, aveva l’impressione che l’aldilà avesse storie più interessanti della propria vita. E soprattutto, che fosse a un passo da qui.
I mostri che piacciono ai ragazzi vivono negli stessi luoghi dei ragazzi. Sono le pareti di un liceo qualsiasi, in un paese qualsiasi che langue nella noia (è il caso delle saghe di Twilight, di Buffy e dei suoi spin-off al cinema, di Beautiful Creatures, perfino di Edward Mani di Forbice, dove la mostruosità del personaggio era diventata una morbosa attrazione pubblica), e la morte si fa dolce. Così dolce da dialogare con noi alla pari. Il bosco dai profili gotici, le lotte coi lupi, lo spettacolo offerto dalla violenza a prova di horror; l’eroe emaciato e tenero che scopre sotto le belle labbra i canini di un belva, sono il batticuore angosciato nel quale gli adolescenti si sentono a casa. L’emozione di farsi male e scoprire che il male passa. Il rosso vermiglio del sangue che, con un bacio, rassomiglia più a un petalo di rosa che a una ferita letale. C’è di più. Per congiungersi al suo Edward (in Twilight), Bella era costretta a diventare un vampiro come lui. A cosa può arrivare l’amore? Quali rinunce, quali passaggi, quali sacrifici senza ritorno può richiedere? Non sono tutte domande che i comuni mortali si pongono tutti i giorni? Bell’elogio della diversità – potrebbe obiettare qualcuno – se alla fine i due innamorati devono per forza diventare uguali, per poter stare insieme. Come Shrek e Fiona, sì, ma quelli almeno erano esilaranti.

A dir poco geniale fu la concezione di Tim Burton del «regno dei morti» ne La Sposa Cadavere. Il timido pianista Victor che inciampa, promesso sposo dai suoi genitori, in un sottosuolo di ectoplasmi deformi. E qui infrange il cuore a lei, la morta rediviva: quella che in una storia qualunque, col viso decomposto a metà, sarebbe stata la rovinafamiglie. Ma fatele cantare «Se trovassi una candela non mi brucerei. Il ghiaccio e il sole li confonderei. Il mio cuore è in mille pezzi, anche se non batte più», e vedrete più vita in lei di quanta non ve ne sia nel mondo lassù, quello dei vivi, che Tim Burton ha dipinto senza colori. I fantasmi, invece, sono pieni di colore e suonano note meno malinconiche di quelle di Victor. La vita e l’amore sono ovunque uno li sappia cercare, è la morale. La morte è un incubo, nulla da cui non ci si possa svegliare, e il tempo per cercare la felicità non conosce clessidre, né leggi naturali. La ricerca è eterna. Chi non sarebbe pazzo per gli zombie, se il loro messaggio fosse questo?

 

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“Veramente non so che succede alle ragazze a una certa età! Si sviluppano queste ghiandole, si arrotondano e poi, poff… diventano matte!” (Winona Ryder e Johnny Depp per Tim Burton). A proposito della crescita… Edward Mani di Forbice, 1990.

 

 

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