La prima è questa:

 

15 minuti scritti e letti da me su Hans Christian Andersen, amore antico e immenso che ciascuno di noi – perlomeno come autore letterario, e meglio che nei ricordi stropicciati delle fiabe – dovrebbe conoscere. Andersen (danese, come sappiamo) e l’Inghilterra Vittoriana che tanto amò, ma che forse lo tradì profondamente e determinò nel mondo un (ingiusto) ridimensionamento delle sue opere e del suo genio.

 

(Se l’incorporamento nella homepage, come al solito, non funziona, il docu è anche nella pagina “Video”).

 

La seconda cosa è questo. Oggi, sul Giornale, parlo di baci.

 

giornale_baci

 

Alla fine di Nuovo Cinema Paradiso scoppiavano, in bianco e nero, sul grande schermo. Muti, incollati di bocca in bocca come segreti taciuti per una vita, e svelati in una lingua inaccessibile. Jacques Perrin, nei panni di un regista anaffettivo e ormai abituato a tutto, si accasciava lì, di fronte a quei baci sullo schermo che il cinema e la vita gli avevano tolto. Piangeva.

Baciare è l’arte istintiva, l’arma atomica dell’amore: ma alle coppie sposate – dice la British Heart Fundation – non piace e non interessa. Il 18% delle persone coniugate, dice la ricerca, non si bacia per settimane intere (dunque mesi); il 40% limita il bacio al contatto sfiorato delle labbra. E perché mai? Causa ufficiale, tra le altre, la cura dell’igiene: un’emergenza che la passione dei primi tempi ci aveva fatto dimenticare, e che invece le persone sposate recuperano in fretta. La bocca di mio marito? Un ricettacolo di batteri. Quella della moglie? Una radiolina che trasmette solo lagne. Non più vasi di Pandora da esplorare, in silenzio, ma mondi troppo noti, che inoculano virus e germi, e quasi mai, hanno sapori o messaggi nuovi.

«Il bacio attiva una parte arcaica del cervello, quella ventrale e tegmentale – spiega Alessandra Graziottin, psichiatra e sessuologa –, che media i legami più profondi e significativi (quello tra madre e bambino, per esempio, o la gelosia). Coppie che non fanno più l’amore da tempo, anzitutto non si baciano profondamente». Così importante, l’esame del bacio?«Il bacio gustoso e appassionato – prosegue Graziottin – è  la temperatura e la salute erotica della coppia. Ciò che determina il “bouquet” dei nostri sapori e odori individuali sono i ferormoni: pensi che la compatibilità (gli scienziati parlano di “istocompatibilità”) tra i ferormoni è già nella saliva, e ci aiuta a capire se quel partner ci darà figli sani. Il bacio ci piace? La compatibilità riproduttiva è più probabile». Cosa uccide i baci, allora, dopo il matrimonio? «La coppia – dice Alessandra Graziottin – ha tre dimensioni: una romantico-erotica, una ludico-amicale, e una di partnership-solidarietà. Gli sposi genitori potenziano la terza parte e perdono, gradualmente, la prima: quella in cui ci perdevamo nei baci. E non sottovalutiamo lo  stress, che attiva i cosiddetti “odori d’allarme” e trasforma la casa in una camera a gas senza che ce accorgiamo».

Valerie Curtis (London School of Hygiene and Tropical Medicine) sostiene che «baciare evolve dal disgusto naturale che abbiamo per il corpo degli altri: l’essere umano è, tuttavia,  “sociale”: e ha dovuto trovare una soluzione al problema. Se vogliamo essere amici di qualcuno, dobbiamo provargli che possiamo passare sopra al disgusto». Capiamo di essere incuriositi da qualcuno, insomma, quando il ribrezzo per i suoi bacilli si squaglia nei suoi baci. «Secondo la psicologia delle relazioni – prosegue Curtis – uno dei primi segni di pericolo di un matrimonio è il “disgusto” che si ripristina». Ma «baciarsi è uno strumento per mostrare l’impegno – aggiunge la studiosa – . Se le coppie collaudate smettono di darsi dei baci può darsi anche che sia perché non sentono di doversi dimostrare più niente».

Il solito confine, insomma, tra serenità e rassegnazione, tra la rincuorante assenza di segreti e la pericolosa fine dei misteri. E l’avarizia di baci – ci si faccia caso –  non è dissociata da quella del denaro: entrambe sono legate alla difficoltà di stabilire un contatto intimo ed entrambe, paradossalmente, al disagio del ricevere più che a quello del dare. Chi poco bacia poco spende, ma è ancora più a disagio nell’accettare doni incondizionati.

Il bacio nelle favole era la fine, la parola ultima, la resurrezione: un principio oltre il quale non ci era dato di guardare. Chiuso il libro, serrate le labbra.

 

 

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