Qui sul blog “Voci Romane” del Corriere della Sera: http://roma.corriere.it/ (in calce alla homepage) e poi http://vociromane.corriere.it/2014/06/04/quando-al-turista-scappa/

SE NELLA CITTA’ ETERNA… CI SCAPPA LA PIPI’

Si sfogano con noi gli operatori turistici che offrono, loro malgrado, un biglietto da visita della città poco ospitale

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I capelli biondi stretti in una coda frettolosa, gli occhi neri a mandorla sotto la visiera di un berretto: per ripararsi dal caldo estivo (che pure, quest’anno, si fa aspettare), i turisti di Roma si affidano alla tradizione. C’è una piccola bottiglia d’acqua che sporge dai loro zaini, quella non può mancare. Ma dove vanno?

Ovunque vadano, peggio per loro se hanno bisogno di una toilette. I bagni pubblici di Roma (gestiti da AMA, il più grande operatore italiano nella gestione integrata dei servizi ambientali, e socio del Comune di Roma) sono funzionali e puliti. Il problema è che, in tutta l’area capitolina, sono suppergiù 50 tra 20 municipi. Davvero pochi. Se poi si considera che la stragrande maggioranza chiude alle 16,40, e che quindi, da quell’ora in avanti, turisti e cittadini in giro che avessero bisogno di un bagno devono riparare in un bar o ristorante, il biglietto da visita della Capitale si abbrutisce ancor di più.

Parliamo con un dipendente di una nota e importante associazione culturale. Ci spiega che, spesso, suggerisce ai turisti percorsi del centro che evitino le zone più trafficate. Un percorso, per esempio, è il paio di chilometri tra Castel Sant’Angelo e Piazza di Spagna.

«Consigliamo di partire da Castel Sant’aAngelo – spiega l’operatore – e di percorrere Lungotevere Prati; attraversare Ponte Cavour, proseguire per via Tomaselli, e arrivare a Piazza di Spagna. Tre ponti, la strada più rapida (non la più la bella) ma quella che collega i turisti alle due tappe che ci hanno chiesto. I bagni? Due. Uno alla partenza e uno all’arrivo». Quello in Castel Sant’Angelo chiude alle 16,40; quello in Piazza di Spagna, per fortuna, alle 19,40. «L’altro bagno pubblico tra questi due punti sarebbe in via Zanardelli, dietro Piazza Navona » prosegue l’operatore. La soluzione alternativa? I bagni di bar o di ristoranti. O prendere d’assalto i bagni dei musei, perché, per accedere a quelle strutture, se non altro i turisti hanno pagato.

«Quando “guardiamo male” un turista o un cittadino che entra nel locale solo per servirsi della toilette – si sfoga un esercente in pieno centro – non è perché siamo inospitali. È che, più faranno questo, più i nostri servizi saranno trascurati. I costi medi di carta e sapone nei bagni? Almeno 300 euro al mese. Siamo costretti a tenere i servizi aperti, ma investiamo a perdere se li riforniamo continuamente. Non è colpa nostra se i bagni pubblici sono così pochi».

Solo attraverso gli uffici di informazione turistica, a Roma, gli ospiti stranieri possono esternare reclami verso il Comune. Quelli di Ama sono bagni presidiati, igienizzati, manutenzionati con cura e costano un euro. La Capitale è però un guinness europeo per la scarsità del numero di servizi igienici pubblici. «Roma è bella ma… the system sucks!» protesta un turista americano. “Il sistema fa schifo” dice fuori dai denti, e spiega che, in effetti, se a Roma «ti scappa», è quasi più facile sperare in un anfratto tranquillo tra i Fori Imperiali che in un bagno pubblico aperto di sera. Nelle ore in cui d’estate il centro è più affollato.

«Vuol provare un altro percorso tipico? – sfida ancora, bonariamente, l’operatore turistico – . Da Piazza Venezia a Termini, percorrendo tutta via Nazionale, neanche un bagno pubblico. Solo quelli della stazione. Il Comune ha ricevuto una miriade di reclami: sia perché i bagni non sono abbastanza sia perché chiudono troppo presto. Cosa dobbiamo dire ai turisti? Dobbiamo scherzarci su? Okay: ragazzi, poca acqua, godetevi la bellezza della città. Ma, dopo il tramonto, tutti “cateterizzati”».

 

 

 

 

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