mingcleo

Simonetta Caminiti

 

Altro che «La doppia vita di Veronica». Altro che «Summersby», e film in cui le vite collaterali dello stesso personaggio fanno mirabilia. Un micio australiano (Cleo per i suoi padroni, Ming per altri due padroni) si è tenuto stretto due vite per molti anni, capace di sparire e di occultare le prove.

Tutto ha inizio quattordici anni fa, quando Alice Alexander, signora neozelandese, s’innamora a prima vista di un micio senza nome, siamese purosangue che decide di chiamare «Ming». Neanche a farlo apposta: «to mingle», in inglese, significa «mescolarsi». Cinque anni più tardi, la famiglia Alexander si trasferisce a Strathmore, quartiere di Melbourne. È il 2005, e questo bellissimo gatto dal manto color sabbia e gli occhi a mandorla blu acquamarina trascorre intere giornate errando per strade e campagna. Non porta il collare con la piastrina, che oltreoceano è sempre marchiata dal cognome e dai recapiti dei padroni. È un vagabondo, come il cane Disney per eccellenza, come il gatto Romeo de «Gli Aristogatti». Ma è troppo bello per passare inosservato. Finché, nel 2010, quella sua vita da gatto part-time, da amante senza obblighi che però torna sempre a casa, va in tilt. Il gatto scompare. La città viene tappezzata dei suoi manifesti, ma senza sortire effetti.

La verità è che Ming adesso si chiama Cleo, è il bellissimo gatto domestico della famiglia Smith, che vive non lontana dagli Alexander. È verosimile – secondo una ricostruzione dei primi padroni – che micio Ming si stesse insediando in questa seconda casa giorno dopo giorno, per tutte quelle ore diurne e notturne in cui si assentava. Per poi trasferirsi definitivamente. Perché questa ricostruzione? «Il nostro Ming lo conoscevano tutti – spiega Alice Alexander – e, già quando era in casa con noi e non lo avevamo smarrito, ricevevamo spesso telefonate e segnalazioni. Ci dicevano che abitava anche in un’altra casa, con un’altra famiglia».

Poi, la sua sagoma felpata sul pontile: quest’anno, dopo quattro primavere chissà dove, Ming riappare. Microchip e collare, adesso, gli impediranno di sparire di nuovo. Ed è adesso che Glenda Smith, la seconda padrona, «l’altra» per tutti questi anni, contatta gli Alexander. «Mio marito pensava fosse un randagio – dice – e me lo ha regalato prima delle nozze». Effetti collaterali di quella zampetta nera in due staffe. Due staffe nelle quali stava troppo bene.

E così che la famiglia cui spetterà di diritto la custodia del micio sarà scelta da un tribunale. La polizia locale, la prima ad essere contattata dagli Alexander per aiutarli a trattenere con sé il gatto, ha fatto spallucce. Un caso del genere, di certo, non lo avevano mai visto. «Lo amiamo moltissimo e vogliamo solo che sia felice – dicono gli Alexander – ma siamo preoccupati dall’imminente trasferimento degli Smith». «Cleo fa parte della famiglia – replicano gli Smith – ed è da noi che torna sempre, da nove anni». Meglio che nella canzone «Amiche mai» in cui Mina e Ornella Vanoni sciorinano a turno tutti i motivi per cui un certo uomo vorrebbe, in realtà, restare con l’una piuttosto che con l’altra: ma lui è troppo viziato, troppo indeciso, troppo amato da entrambe per amarne una di più. E per cogliere infedeltà nel semplice atto di ricambiare entrambe. Non è diverso per un felino domestico, la cui indole selettiva e indipendente spinge verso avventure, lidi e nidi sempre nuovi, ma anche rincuoranti certezze. E non è detto che queste abitino sotto un tetto soltanto. Ai giudici di Strathmore, perciò, stabilire dove il cuore del micio batta più forte: al di qua o al di là di un pontile, dove la sua ombra fumosa scompare e riappare da nove anni.

radiorai3

La mia storia di oggi è stata menzionata da Radio Rai 3, ma io l’ho saputo via Twitter… 

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