fioretti

7.10.2014

Il sacrificio ha i giorni contati. Una clessidra lunga un mese che stilla la nostra capacità di rinunciare e metterci alla prova. È questo il principio della campagna lanciata in Inghilterra dall’associazione Macmillan per la lotta al cancro: nel mese di ottobre, gli inglesi sono invitati a fare delle donazioni, ma anche e soprattutto a combattere i propri vizi.

A casa nostra si chiama «fioretto»: spesso ha una matrice religiosa, e dura poche settimane. Ma la campagna di Macmillan punta a fare dei suoi proseliti dei salutisti: «Go sober for October» recita lo slogan che, con un gioco di parole, chiede di rinunciare all’alcol. «Stopober è invece la campagna che esorta al fioretto i fumatori. Per poi ricominciare dopo un mese, volendo, ma con moderazione. I vantaggi del sacrificio a scadenza? «La gente – ha commentato il professor Ian Bruce, del Centre for Charity Effectiveness di Londra – è più predisposta ad accettare di modificare il proprio comportamento per un periodo limitato di tempo, e lo stesso vale quando si offre per una causa benefica». Un po’ come è successo durante l’estate con l’Ice Bucket Challenge, la doccia gelata a braccetto con le donazioni per la lotta alla SLA: tendenza che ha imperversato tra i Vip, con la loro «catena di Sant’Antonio» e un fioretto, anche quello, ma lungo pochi secondi.

Anche a casa nostra i fioretti si sono svecchiati. Il caposaldo è sempre rinunciare a qualcosa che ci tenta e di cui pensiamo di aver bisogno come dell’ossigeno. Tutto sta a scoprire che non è così. Sul portale Chiesacattolica.it, di suggerimenti per disintossicarci dalle dipendenze ce ne sono tanti e nuovi. La diocesi di Trento ha proposto ai fedeli un digiuno alternativo: quello dai social network. In tempo di quaresima, niente sortite su Facebook, niente aggiornamenti, niente incursioni a suon di «mi piace» tra gli scaffali telematici degli altri. La diocesi di Modena, seguita poi da Bari e Pesaro, aveva proposto invece l’astinenza da sms. Non sono solo richieste di sacrifici, ma di sacrifici che abbiano una precisa funzione. Non è – si intuisce – la richiesta di tenersi lontano da una tentazione come il confortino di cioccolata o l’appuntamento quotidiano con qualcosa di bello e salubre: la privazione a cui si viene esortati stavolta vorrebbe essere, probabilmente, anche un periodo «disintossicante» da abitudini che sono dilagate nelle nostre vite, sottraendo tempo ed energie a molte altre. «Il fioretti? – dice Francesco Gesualdi, coordinatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Pisa – oggi sono una esigenza imposta dalla sopravvivenza dell’umanità. Il nostro eccesso di consumo sta portando il pianeta al collasso. Solo un fioretto permanente, inteso come ridimensionamento del nostro tenore di vita, può garantire un avvenire al mondo. La parola d’ordine – prosegue Gesualdi – è vigilanza. Dobbiamo recuperare il senso di sazietà, distinguendo il necessario dal superfluo». Come trasformare un voto religioso in un esame spassionato e laico della nostra salute.

In Inghilterra, ad aderire alla campagna «Go sober for October» sono 53mila solo su Facebook. Secondo gli adepti, darsi un contenitore temporale per il sacrificio (un po’ come succede per le cure dimagranti) è più stimolante, più tollerabile per il nostro umore, e i risultati sono più prevedibili e soddisfacenti. Anche in termini di mantenimento. Seguendo per 28 giorni la campagna «Stopber» si avrebbe più probabilità di smettere definitivamente di fumare, rispetto a chi lo decide da un giorno all’altro e senza la convinzione di poter riprendere a distanza di un mese. Come quando ci si sveglia al mattino sfiniti da una notte insonne: «Al massimo, torno a dormire tra cinque minuti».

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