Una bella storia: il mio pezzo su Il Giornale “Labrador rischia la vita per salvare il compagno”

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Accoccolata come su un tappeto, a vederla così pare quasi a suo agio. Torce il collo, lo sguardo che ciondola a destra e a sinistra, le orecchie basse e gli occhi sgranati: sottomessi al baccano della strada, o forse solo alla speranza. Intorno, un fiume di auto in corsa. È un labrador dal manto nero, pare si chiami Grace. Si trova sull’asfalto di una strada trafficata a Los Angeles: accanto a lei giace ferito un altro labrador. Una macchina lo ha investito e nessuno lo ha ancora soccorso.
È così che un passante, impressionato dall’abnegazione del cane, ha filmato la scena: in pochi minuti ha fatto il giro del mondo via web. L’altro labrador ha il pelo cortissimo nocciola chiaro; nel video pare non respirare, ma si trova adesso in una clinica veterinaria. Prima del soccorso la polizia aveva posizionato nei paraggi dei coni spartitraffico, perché le macchine non travolgessero né lui né la compagna, implacabile.
Nessun proprietario ufficiale: Grace adesso cerca famiglia. Ennesimo esempio di veglie d’amore che il mondo animale conosce per vocazione, istinto primitivo e purissimo di aspettare il miracolo; o, se non c’è altro da fare, cullare un’agonia. Ignorare la calamità che ha assalito qualcun altro impedendo, chissà, che gli si faccia altro male. Anche quando non è più possibile salvarlo.
Storia recente è quella di Tessy, boxer che, in un appartamento del Trentino Alto Adige, aveva vegliato sul corpo senza vita della sua padrona per un paio di giorni. Ancora più incredibile quella di Leao, altro cane simile al labrador, in Brasile. Leao, manto lucido come caramello, non si schiodava dal sepolcro della sua padrona, scomparsa a causa di un’alluvione: immortalato con l’espressione assente, l’aria serafica e impenetrabile di chi si trova nel posto giusto. Il solo posto al mondo nel quale si sente a casa.
Anche Youtube offre filmati di cani che assistono randagi travolti da auto, appollaiati per ore sul ciglio della strada. Tutti con gli stessi occhi, consapevoli come nessun altro, fragili e fortissimi. Silenzi cristallini che paiono confessare: sono qui. Amo. Non ho più nulla da perdere.

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