fratelli eccellenti

La fine di un mito: ma, una volta ogni tanto, un mito scomodo e duro da gestire. Il mito per cui, se hai un fratello maggiore eccellente, tenere il suo passo, prendere i suoi stessi bei voti a scuola, raggiungere le sue stesse vette nella carriera e nella vita, sarà impossibile. Una ricerca svolta su 220mila bambini ha sancito che avere un fratello maggiore bravo a scuola è un vantaggio, nei risultati scolastici, anche per il fratello più giovane. Lo studio, realizzato dall’Università di Essex, ha scovato quello che gli accademici chiamano «Sibling Spillover Effect», «effetto crescita grazie a un fratello». Il team dei ricercatori Brigitta Rabe e Cheti Nicoletti (presso l’Istituto per la ricerca economica e sociale di Essex) ha tratto le conclusioni sul 93% dei bambini in esame durante i loro studi alla scuola statale. Dati che per la prima volta confrontano il profitto di fratelli e non solo l’influenza dei genitori sulla carriera dei figli.

L’idea che un fratello o una sorella maggiore – soprattutto se del nostro stesso sesso – ingombrino la nostra vita con la loro ombra sontuosa, la paura di non essere all’altezza, il bisogno di tirare i remi in barca perché tanto non c’è partita, potrebbero essere pensieri stantii, pretesti inconsapevoli con noi stessi, e con scarso riscontro nella realtà. Del resto, fratelli e sorelle minori che hanno pareggiato i conti coi primogeniti (e qualche volta li hanno scavalcati) non sono pochi. Al fianco del fratello John Fitzgerald Kennedy durante la presidenza, in qualità di ministro della giustizia, Bobby eguagliò e forse superò le simpatie di John negli Stati Uniti, e la sua corsa alla Casa Bianca fu spezzata da un attentato esattamente com’era accaduto a suo fratello. Quella che sarebbe parsa un’eredità colossale, impossibile da reggere, fu per lui energia, continuità, un esempio da onorare e, forse, addirittura da vincere amorevolmente. Non sono gli unici due fratelli con aspirazioni da presidente: anche il fratello minore di George W. Bush, Jeb Bush, ha annunciato la sua possibile corsa alla Casa Bianca nel 2016. «Penso che voglia fare il presidente – ha commentato George – . Penso che sarebbe un ottimo presidente perché capisce cosa comporta il lavoro». Altro che «fratelli coltelli». E la stessa antifona può valere per le sorelle. Protagoniste dello star system italiano, entrambe giornaliste, le sorelle Cristina e Benedetta Parodi non si sono fatte mettere i bastoni tra le ruote l’una dall’altra. Anzi: specialista delle cronache Cristina e fantasista dei fornelli Benedetta, hanno cercato e trovato ciascuna la propria dimensione, guardando con sereno rispetto ai propri talenti. Niente ombre schiaccianti neanche in casa Pivetti, dove la «piccola» Veronica si è scoperta attrice senza paura dei successi in politica e in televisione della sorella maggiore Irene. Così pure tra i fratelli Paolo e Carlo Virzì, niente affatto scoraggiati dall’essere entrambi registi e condividendo, anzi, anche la passione per la musica. La rivista americana Forbes, nel frattempo, ha sancito che gli attori Luke e Owen Wilson sono i fratelli più famosi di Hollywood: debuttarono al cinema insieme nel ’96 e hanno sempre intrattenuto rapporti serafici e imperturbati.

Secondo la ricerca sul  «Sibling Spillover Effect», i benefici dell’avere un fratello in gamba raddoppiano se la coppia di fratelli frequenta la stessa scuola. Perché niente rincuora e appassiona di più, allo stesso tempo, che calcare orme amate.

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