sonno

Col buon Morfeo ognuno ha un filo diretto indispensabile e tutto personale. Il sonno della ragione – pensava Goya – produce mostri: e forse chi lo prende alla lettera non si concede sonni (e sogni) per più di cinque ore a notte. Eppure di giorno funziona. Lo avrebbe giurato Margaret Thatcher, che non superava le quattro ore di sonno a notte; e più di lei Silvio Berlusconi, che arriva alle quattro ore ma a volte se ne bastare un paio. O Winston Churchill: anche lui sulla media delle quattro ore, ma con un pisolino di novanta minuti intorno all’ora di pranzo. È il Daily Mail a spiegare, con un grafico, quante ore di sonno sono sufficienti a grandi personalità delle politica e delle scienze.

Non solo volti noti dei nostri scenari contemporanei, ma anche personaggi della storia antica si espressero sulle proprie abitudini notturne. Plinio il Vecchio filava a letto presto, ma a mezzanotte era già in piedi. A fianco di Vespasiano, condottiero e studioso, si faceva bastare piccole dosi di sonno per caricare una veglia che avrebbe fatto epoca. Come lui, il poeta Lucrezio, che nel De rerum naturae  confessa come la creazione poetica lo costringesse «a stare sveglio tutta la notte, quando c’è pace, per cercare le parole…». Perché niente tiene più svegli della passione, e ciascuno ha la sua. Nel Simposio di Platone, Alcibiade, storico ammiratore di Socrate, ne racconta le abitudini notturne: quando era ispirato, arso dalla sua sete di logica e verità, Socrate non chiudeva gli occhi un attimo. Il risultato furono coordinate filosofiche millenarie. E c’era chi del sonno aveva fatto un nemico, perché «mi ricorda che sono mortale»: era Alessandro Magno.

C’è chi invece ha bisogno di ricaricarsi, di dormire «il sonno del giusto» abbastanza da rientrare nella media: la National Sleep Fundation (Fondazione Nazionale sul sonno) suggerisce di risposare dalle sette alle nove ore a notte. Quali personalità della politica internazionale seguono questi consigli? Barack Obama arriva appena a sei. Bill Gates ha una media di sette ore a notte. Thomas Edison accorcia la sua media fino a quattro o cinque. Correnti di pensiero diverse attraversano anche il tema del sonno: qualcuno sostiene che le ore di sonno ininterrotto non siano le uniche veramente rigeneranti, e propongono un modello di riposo che fu già di Leonardo Da Vinci, il sonno polifasico. In particolare, Leonardo utilizzava il cosiddetto ciclo Uberman, che consiste in piccole dosi di sonno di mezz’ora ogni quattro ore piene di veglia. C’è poi il ciclo Everyman, che prevede invece da un’ora e mezza a quattro ore la notte e una serie di sonnellini di venti minuti (per chi può permetterseli) durante il giorno. Ma, secondo altre indagini, il sonno polifasico risulterebbe nocivo per il bioritmo quotidiano, in particolare per le abilità cognitive che possono, assieme ai deficit di attenzione e a un deterioramento degli stati d’animo, risultare molto ridotte.

«Mi cambio solo ogni otto giorni, dormo pochissimo, vado a dormire alle 23 per risparmiare le candele, e mi alzo alle 3 di mattina». Parola di Napoleone Bonaparte, che convocava il suo staff di domestici e subalterni di tutti i livelli agli orari più insospettabili: gli orari in cui, buio o luce che ci fosse alla sua finestra, pulsavano ambizioni e buone idee. Instancabili come lui, che di patti ne aveva stretti, dati alla mano, anche con Morfeo.

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