manomax

pagina 16, 19 agosto 2015

Ha sei anni ed è nato senza la mano destra, ma ha afferrato i suoi desideri con tutta la gioia e la prepotenza della sua età. Si chiama Maxence, vive in un paesino del Sud-Est francese, ed è il primo bambino in Francia – uno dei primi in Europa – cui è stata impiantata una mano artificiale creata con una stampante 3D. La mano i cui colori (verde, azzurro, arancione) sono stati scelti dal bambino. E il cui costo non supera i 200 euro. Un’inezia rispetto ai prezzi delle protesi più sofisticate, ma che gli consentirà di afferrare un pallone, impugnare il manubrio della bicicletta, mangiare con tutte e due le mani: e può essere sostituita facilmente se si danneggia. Sulla mano «speciale» di questo bambino è disegnata, come lui desiderava, una grossa «M»: l’iniziale dell’eroe Super Max (il piccolo Maxence, naturalmente).

«È stata fabbricata con una stampante che costa appena 2mila euro – spiega Alexandre Martel, fondatore del sito 3Dnatives e specialista in Francia del settore -. Il prezzo di vendita della mano artificiale può variare tra i 50 e i 200 euro». Trepidante di attesa per settimane, Maxence indossa adesso come un guanto la mano con cui stringerà le piccole cose che lo circondano, frammenti colorati di una vita che va racchiusa in entrambe le mani: quella sinistra e quella da piccolo, super eroe. Ma quant’è stato difficile ottenere questa protesi che non ha bisogno della chirurgia per essere impiantata, può essere disegnata da un bambino, e costa meno di un telefono cellulare?

I genitori di Maxence  hanno contattato in rete una ONG americana (e-Nable): un’organizzazione che da due anni mette in contatto i proprietari di una stampante 3D e le famiglie con bambini che non hanno dita o mani. Sono state prodotte così 1.500 protesi. E-Nable ha trovato Thierry Oquidam, un fornitore francese, che due giorni fa è arrivato a Cessieu, il paese in cui vive Maxence coi suoi genitori, per consegnargli la mano artificiale. «È la flessione del pugno che permette alla mano e alle dita di piegarsi– ha ricordato il tecnico –, agendo sui tendini. Si tratta di un meccanismo molto semplice: non consente, ad esempio, di allacciarsi le scarpe. Ma permette di tenere un pallone tra le mani». «Era quello che mio figlio desiderava», racconta la madre del piccolo Max, Virginie Contegal: cioè «una protesi solo meccanica, non medica». E a guardarla sembra un giocattolo: Maxence potrà sfilarsela ogni volta che vuole, incluso a scuola, dove è abituato a scrivere con la mano sinistra. Al bambino era stato chiesto se volesse sottoporsi a un intervento chirurgico per l’impianto di una mano robotica che gli avrebbe consentito più libertà; la sua risposta? «Per adesso voglio solo la mano da super eroe».

Il professor Charles Msika, dell’associazione francese di chirurgia ortopedica e traumatologica (Sifcot), è tutt’altro che titubante sulla mano artificiale prodotta con stampante 3D, e ha anzi specificato che «la protesi 3D può già servire a valutare i bisogni del bambino a costi ridottissimi». Crea, insomma, un precedente importante per bambini cui mancano le dita, ma non la speranza di poter svolgere azioni quotidiane importanti, con un guanto non impegnativo e sostenibile per le finanze di famiglia. Anche le associazioni Robohand e  Bionicohand (My Human Kit), in Francia, offrono online gli  schemi per la fabbricazione in proprio per i più esperti, ma anche prodotti già montati. La mano stampata in 3D si applica con un velcro e funziona come una pinza, perché le dita non sono articolate; può sopportare solo pesi di pochi chili. L’ideale per l’infanzia, insomma. L’ideale per stringere forte il futuro, col sorriso di super eroi e, saldissime, tutte e due le mani.

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