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Di ALESSANDRO CHIAPPETTA

Dal giornalismo al romanzo il passo può essere breve. È così che Simonetta Caminiti, calabrese di Fuscaldo, dopo le collaborazioni con Il Giornale, Donna Moderna, Tu Style e, da qualche settimana, con F, debutta con L’amore secondo Eva, edito da Il Pineto. Un romanzo intenso con al centro due sorelle, Diana e Khady, sospese su quel delicato limbo della vita in cui non si è più bambine ma non si è ancora adulte.

Due adolescenti: perché?

“Perché è l’età in cui si scoprono cose fondamentali. Per esempio che, per quanto possiamo lottare con noi stessi, alla fine la nostra natura ci sconfigge sempre. Ma questa sconfitta può avere anche un sapore molto dolce”.

Due sorelle: complici, amiche, a volte rivali.

“È il tema del doppio. A me affascina molto. Anche io ho una sorella più grande e una cugina che sento come una gemella. Ma non è un romanzo biografico, questo no”.

Com’è stato passare dal giornalismo alla narrativa?

“Divertentissimo. I libri sono da sempre la mia passione. È stato un po’ come scolpire il marmo. C’erano sporgenze che non mi piacevano, altre che non venivano come pensassi. Alla fine è una creatura che prendeva vita da me ma che diventava sempre più indipendente. “

Su Youtube c’è anche un book trailer con la voce di Domitilla D’Amico. Come ci si sente ad ascoltare un proprio libro da una delle più importanti doppiatrici italiane?

“Una folata di cinema nel mio romanzo. Credo che il book trailer porti a chi lo vede il profumo del libro, può essere invogliante e spingere alla lettura”.

Da giornalista, invece, qual è stata la più grande soddisfazione?

“I complimenti di Vittorio Feltri che in un editoriale scrisse ‘La nostra ottima Simonetta Caminiti’… Uno spartiacque. Mi ha motivata moltissimo. Avevo scritto un articolo su alberghi e ristoranti che non ammettono bambini sotto i dieci anni. E scrissi che, secondo me, non è giusto pensare che senza bambini non si possa stare bene”.

L’intervista più bella?

“Due. A Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace 2003: una forza, un carisma eccezionali e sempre col sorriso. Eppure ne ha passate di tutti i colori. Mi raccontò che Obama l’aveva delusa ma non posso dimenticare il suo modo intelligente e delicatissimo di porgere le cose. E poi Giancarlo Giannini. Quell’intervista fu una lezione di cinema”.

Lei scrive di cultura, di cinema, scopre storie. Come tutti i giovani giornalisti avrà un modello…

“Natalia Aspesi. Dice che è un giornalismo sciocchino, il suo, ma che profondità e che ironia… Ad avercene. E magari le somigliassi”.

Cosa farà in futuro?

“Io voglio continuare a fare la free lance. Non so se cambierò idea ma mi pare più stimolante della vita in redazione. E voglio avere tutto il tempo di scrivere libri”.

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