Oggi ripropongo un mio pezzo scritto a Milano. Cronaca. Il Giornale. Inchiesta sugli ascensori guasti di cui la città è colma. Da ieri, inoltre, collaboro anche col sito MagUp, dove mi trovate in video, sulla cronaca e sulla cultura. Di seguito, il mio primo servizio. Maltempo in Calabria: danni a perdita d’occhio.

Dal centro alla periferia: in metrò la scala è (im)mobile

«È un miracolo che scorra» dice un signore alla Stazione Metro Moscova. Non sta parlando di un fiume, naturalmente: il suo indice è puntato verso la scala mobile che sbocca sull’uscita. In effetti scorre. «Ma provi a passare tra un paio d’ore e la troverà immobile. Non so più da quanto tempo sia guasta». Moscova, dunque, Linea Verde nel cuore del traffico sotterraneo di Milano. «Lo vede quel signore là?» indugia il nostro interlocutore, riferendosi a un impiegato dell’Atm fermo al suo sportello: «Secondo me, avrà almeno 5 mila reclami. La gente è stufa, non ne può più».
Eccolo, i biglietto da visita che la città presenta ai suoi abitanti e soprattutto ai turisti. Scale mobili – «mobili» per modo di dire – che si ergono come monumenti tra un piano e l’altro delle stazioni metro, ma non fanno il loro lavoro almeno da un paio d’anni. Così raccontano i pendolari. Turisti, autoctoni che si muovono in metro per lavoro, studenti e pensionati che accompagnano a scuola i loro nipoti. «Il peggio – spiega Andrea, edicolante di una stazione sulla linea rossa – si concentra su questa linea. E, a causa delle scale mobili ferme, io sto perdendo moltissimi clienti». Non siamo in periferia, ma a poche fermate dal Duomo. I punti di vista di due turiste diciannovenni e quello di un operaio confliggono. «Ho vissuto a Milano da bambina – racconta la giovane svedese alla stazione Cordusio – e adesso sono qui da turista. Le scale mobili che non funzionano sono moltissime a cominciare da qui». Secondo chi cerca di riparare con le sue mani il disagio della scala mobile, le speranze di rivederla fluire sono poche: «Finirà che la abbatteranno e piazzeranno un bel muro. A Cordusio, San Babila, Palestro», spiega questo operaio in una delle stazioni più centrali della linea rossa.
A San Babila – una stazione fondamentale anche per il collegamento con l’aeroporto – il signor Salvatore Ferlazzo, settant’anni, dice: «Oltre che guaste, ci sono orari abbastanza fissi al mattino e in serata, nelle fermate di periferia, dove le spengono. Secondo me tentano un risparmio energetico!». Se negli ultimi due anni questa situazione sia migliorata, peggiorata, o rimasta stabile? «Penso sia andata in peggio». Siamo alla fermata San Babila, e al di là della catena con segnale di divieto d’accesso davanti alla scala mobile paralizzata, qualcuno ha pensato di gettare fazzoletti accartocciati, involucri di caramelle, rifiuti. Alla stazione di Palestro, due giovani studentesse raccontano che «a noi non dà fastidio, ma l’altro giorno c’era un signore sulla sedie a rotelle, alla fermata di Sesto San Giovanni: è rimasto là».
Poi c’è Katrin, tedesca, italiana naturalizzata perché ha lavorato come segretaria a Milano dal ’67 al ’99. Oggi cammina con l’aiuto di un bastone, e col volto sorridente dice: «Se mi lamentassi delle metro di Milano sarei disonesta. Ma ci sono delle stazioni come Lima o Lambrate dove la scala mobile, al piano di mezzo tra i treni e l’uscita, non è che funzioni: non c’è affatto». «Le persone sono rassegnate – racconta Gisella, alla fermata Moscova, due passi da Corso Garibaldi – : è un fatto risaputo, noto, quasi fisiologico. Le scale mobili non funzionano. Punto».

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