“Ah, lei è una giornalista?” “Sì”, rispondo scottandomi la lingua con un caffè. Sono in un bar di Milano, ho passato una notte in bianco e sto per volare in redazione, al Giornale. “E lavora qui, dunque, per il Giornale?”, “Sì, sì”. “Guardi,” mi dice accorato il mio interlocutore, “alla Barona sta crollando una scuola. E’ una situazione pericolosa e non ne parla nessuno… Chissà se lei…”. Dicembre 2012, la mia prima inchiestina a Milano.

barona

Cronaca di Milano, Il Giornale

E la seconda. “La vigilia diversa delle clarisse di Milano”

di Simonetta Caminiti, 24.12.2012

C’è Natale e Natale. Nei monasteri di clausura di Milano (la città ne custodisce ben quattordici), il Natale è «una centrale elettrica di preghiera per il mondo». In via Santa Sofia, al Monastero della Visitazione, uno dei primi argomenti con le suore che ci aprono i cancelli è la sorpresa sotto l’albero di Papa Ratzinger: la sua iscrizione a Twitter. «“Suit“? Davvero? E cos’è?». Twitter, non “suit“. Un mondo intero chiuso in una bolla di silenzio: un po’ come questo, ma di tutt’altra specie. Ma le suore di clausura “visitandine“ nel cuore di Milano non ne hanno la più pallida idea. «Mi spiace ma noi non utilizziamo questi mezzi moderni». Questo luogo ha trecento anni. Sono due le tuniche sedute dietro una grata. Il loro sarà un Natale di preghiera, di «meditazione, e ciascuna medita in modo personalissimo». Ma la Madre Superiora dà una sorta di traccia da seguire nelle preghiere. Il 25 dicembre si penserà alle vittime della strage nel Connecticut, per esempio. E il pranzo? «Un risotto, forse una pasta in brodo, e abbiamo tanti panettoni. Non manca niente… A parte la scelta». La suora a sinistra ha settant’anni, ha preso i voti a ventiquattro. «Ho la quinta elementare – spiega – perché una volta studiare era molto costoso. Ho assistito mia sorella, che era malata, e ho potuto seguire la mia vocazione solo quando è guarita». Questa suora è cresciuta a Inveruno e, giovanissima, lavorava in pubblicità per una smalteria. L’altra invece si occupava di assistenza ai minori. La «chiamata» per lei è arrivata a quarantanove anni. Se è mai stata innamorata di un uomo? «No», risponde sorridendo. Le mura sono alte, in un perimetro che sembra blindato ai mortali, puoi restare materialmente incastrato. Là fuori, il traffico assordante e la «movida» di Milano. Il silenzio, qui, è impenetrabile e al tempo stesso accogliente: una forma di maternità, di simbiosi con «l’ospite interno» che ciascuna delle suore adora e professa per tutta la vita. E nel silenzio (per loro sinonimo di “ascolto“) sarà anche il Natale. Ma queste mura sono più un rifugio o una prigione? «Una prigionia d’amore» disarma la suora più anziana, col tono di una moglie sedotta e felice dopo cento anni di matrimonio.
Poi c’è Gertrude, Madre Priora di un altro Monastero: quello delle Benedettine del Santissimo Sacramento (in via Colonna): ha settantacinque anni, il nome della Monaca di Monza, ma lei sì che conosce il web: il Suo Natale alle porte ce lo racconta in una email: «Uscirò dal coro monastico nella navata esterna per deporre la statua di Gesù Bambino nel grande presepio. Poi ci scambieremo gli auguri con le sorelle – prosegue Madre Gertrude -, e ciascuna troverà alla porta della propria cella un pacchetto con regalini personalizzati e una lettera scritta dalla Madre a nome di Gesù Bambino con un pensiero speciale adatto alle singole sorelle». La suora più giovane, nel suo monastero, ha ventinove anni; Madre Gertrude invece entrò nel chiostro quando ne aveva ventuno e frequentava il terzo anno di Filosofia. Il valore aggiunto delle donne nel clero? Secondo lei, «l’inclinazione a custodire la vita, a donare se stesse, a intuire il cuore degli altri: doti complementari a quelle dell’uomo. La loro testimonianza nella chiesa è indispensabile».

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