holly

Domenica, ore 18:30. Non so bene perché ma, dopo una giornata di relax, sento la necessità di verbalizzare questa fase, a suo modo così precisa, della mia professione e dei miei progetti. Anzi, delle mie professioni (al plurale). La mia vita tra giornalismo e letteratura. La mia gavetta che è passata per le inchieste sul territorio milanese e nazionale, per le rubriche di taglio nazionale su piccole tv, per le maratone in video sul sito del Giornale, viaggi all’estero, e anni di devozione alle pagine di cronaca e cultura sui femminili. Ecco. Questa è la sintesi della vita giornalistica che faccio da quasi 10 anni. Una vita che mi ha cambiata e riempita, ma che non ha cancellato l’urgenza di dedicarmi al primo grande, immenso amore: la scrittura creativa. Il romanzo. La poesia. E la traduzione, mondo da cui provengo quanto a percorso di studi. Ecco… il senso di questo piccolo “editoriale”… è che lo spazio dedicato alla letteratura nella mia quotidianità si è definitivamente espanso. Ho scritto 3 libri, uno dei quali è stato tradotto e pubblicato in inglese; ho ottenuto l’opportunità di scrivere un volume a quattro mani, che sarà pronto tra pochissimi mesi, con un collega del Giornale. E sto traducendo in italiano un’antologia di Emily Dickinson.

Nulla che sottragga tempo al mio lavoro di cronista e di collaboratrice delle testate per cui scrivo, ci mancherebbe (è il mio lavoro). Ma di certo meno tempo per i miei blog, per le mie sortite in video, per esperimenti che, importanti e gustosi, ho fatto fino a oggi, ma che oggi hanno perso il loro senso in questa attività sempre più orientata alla scrittura.

Il senso del polpettone è questo. Molte delle cose che ho fatto fino ad oggi sono state mosse da una curiosità fibrillante verso esperienze nuove e il più diverse possibile tra loro, sempre. Oggi invece la mia vita si stabilizza sulla scrittura. Che per me è come dire “vita”, vita stessa. Che per me è come dire “me”, me stessa…

E’ l’inizio di una stagione.

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