Di Roberta De Luca

“I racconti erotici? Sono come le mie fiabe”. Intervista a Simonetta Caminiti

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Nel suo ebook “Il concerto” (Amazon), Simonetta Caminiti racconta storie dei generi più disparati: c’è perfino una lunga e appassionante fiaba. Niente di più lontano – almeno in apparenza – dalla raccolta di racconti erotici “Le ragazze del borgo”, che la giovane giornalista ha pubblicato pochi mesi fa con Lettere Animate. La stessa casa editrice del suo romanzo, “Gli arpeggi delle mammole”, oggi distribuito in inglese col titolo “According to Eve”. Sperimentazione e coraggio, e un grande, “ancestrale”, lo definisce lei, amore per la parola e per le storie: “ma solo quelle che mi fanno soffrire abbastanza da lasciare le pareti del mio cuore e raggiungere il loro posto sulla pagina”.

Cos’hanno in comune in comune tra loro questi tre progetti letterari?

“Intanto, anche una fiaba ha molto in comune con un racconto erotico. Condividono la poesia e il sentimento, il fatto che, nel più dei casi, la protagonista è una donna piena di sogni. Solo che la fiaba immortala quei sogni attraverso l’immaginario infantile: il racconto erotico sviluppa il suo piccolo mondo evoluto, i suoi desideri attraverso un immaginario più adulto. Tornando al punto, i miei racconti de “Il concerto” condividono con “Le ragazze del borgo” e “Gli arpeggi delle mammole” la fotografia di un mondo interiore che spesso è più affollato e intenso di quello esteriore. E la sua urgenza di essere espresso. Sia esso un fatto di cronaca (come avviene ne “Il Concerto”) o le elucubrazioni adolescenti del mio primo romanzo…”.

Partiamo appunto dal romanzo, edito in italiano nel 2015. Come nacque l’esigenza di scriverlo?

“Avevo 24 anni quando ho scritto l’inizio. L’ispirazione nacque per caso. Nacque dalla fascinazione verso una ragazzina afroamericana che cantava nel film Love actually. La immaginai cresciuta e ammaliante su quel palco. Immaginai cosa sarebbe successo se il suo pubblico fosse stato italiano, e se lei avesse avuto una sorella bianca e in piena crescita. Ho immaginato un primo amore a dividerle e unirle allo stesso tempo. Il resto l’ho scritto nei successivi sei anni. Ci ho messo tanto. Ma ho amato la mia storia, ho sempre desiderato scrivere un romanzo di formazione compiuto, che parlasse di adolescenti ma a un pubblico adulto: e alla fine l’ho fatto”.

“Il concerto” è il tuo lavoro di cui parli meno spesso. Perché?

“Perché lo considero esattamente come il suo titolo: un concerto, una rapsodia di storie slegate, scritte in momenti molto diversi della mia vita, e senza un progetto editoriale preciso. Conto di pubblicare questa raccolta in una edizione più lunga: anzi, in diverse edizioni ove collocare racconti che seguano, tra loro, un filo più coerente. L’ho pubblicato perché leggere questa colorata scatola di fiabe, prose liriche, testi pressoché teatrali, fatti di cronaca romanzati eccetera, alla fine mi è piaciuto molto. Ma considero questo lavoro ancora come un bozzolo che può esplodere in altre forme”.

Poi i racconti erotici, “Le ragazze del borgo”. Tre storie di donne vulnerabili, ma straordinariamente passionali… Ti è capitato di imbarazzarti, immaginando la lettura dei tuoi racconti?

“Nessun imbarazzo. Non più, perlomeno. Sono consapevole dell’aspetto pruriginoso di tante pagine della mia antologia; ma mi interessano i pareri intelligenti, la capacità di percepire l’insieme di forme, colori, sentimenti, profumi e logorio linguistico da cui tutto nasce. L’erotismo come esperienza estetica consacrata dalla parola. Non certo come un contagioso sfogo ormonale fine a stesso… Certo, all’inizio ero molto emozionata e imbarazzata all’idea che non tanto gli occhi sconosciuti, quanto quelli di amici e parenti potessero trovare i miei racconti erotici. Penso sia normale. Oggi ho sviluppato una corazza molto razionale, senza la quale non avrei potuto pubblicarli. Comunque – ci tengo molto a precisare questo – “Le ragazze del borgo” sono il primo e l’ultimo esperimento di questo tipo che io avrò prodotto in vita mia. Era tutto quello che avevo da raccontare sull’argomento”.

“According to Eve” è il titolo del romanzo in lingua inglese. Una grande emozione?

“Enorme. Un piccolo sogno diventato realtà. Un’occasione per incontrare sguardi nuovi, educati a culture diverse dalla nostra, e finalmente abilitati a leggere la mia storia. E inoltre, la traduzione inglese di questo libro è davvero benfatta. Ci ho trovato dentro amore e rispetto estremi verso il mio libro: sono certa perciò che il pubblico anglo-americano ci troverà esattamente quello che ho espresso ne “Gli arpeggi delle mammole”. Non è poco avere una serenità di questo genere.”

Sei un’apprezzata giornalista. Qual è il confine tra giornalismo e letteratura, nella tua vita?

“Ho iniziato a fare la giornalista scrivendo di libri: penso di averti, in parte, risposto. Mi sono appassionata alla cronaca e al costume, alle moltissime facce di un lavoro che non è certo quello dello scrittore, ma la cui matrice, comunque, è la stessa della letteratura: racconto e commento. Giornalista per passione e mestiere, scrittrice per Dna. Il confine tra questi due mondi è il confine che mi hai chiesto di spiegarti…”.

 

 

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