TestataConfdiunarpia

Sono conchiglia,

Schiusa e febbrile nel dolce

Ricamo di riva.

Sono una bocca che dice misteri

Di spuma e diamanti.

Sono un gomitolo,

Carne zuccherina

Nel rombo incostante

Del suo solo sangue.

 

Questo, il frammento di una delle poesie. Poesia, appunto. Forse, l’unico vero denominatore comune di tutti i brani contenuti in Specie meno note di sirene (di Simonetta Caminiti per PupMe, gennaio 2018). Poesia, anche quando non impigliata nei brandelli dei versi, anche quando non si va daccapo spezzando il corso musicale delle parole; anche quando si racconta una storia. Perché questo è un libro di storie. La storia di Ninfodora, che apre il volume. Ninfodora è un volto, un’identità senza nome esattamente come chi l’ha amata e generata: un pittore sordomuto che, col suo silenzio colmo di talento, passione, dorata e benedetta solitudine, le ha regalato l’immortalità. O la storia di Alcyone. In assoluto, il racconto più bello. La lettera a un animale che si è ucciso, sembrerebbe all’inizio: tutta un’altra verità, se si scorrono le poche pagine che mozzano il fiato per il crescendo di metafore, di accostamenti semantici arditi e inimitabili: “Mi hanno costretta a finirti con una lama che, nell’alba, scintillava ancora di stelle. Sottile come una strada che segna il confine. Fendente e spietata abbastanza da ordinarti di non tornare.” Di questo si parla: di vita e di morte, di viaggi senza ritorno (o forse, per fortuna e con grande sorpresa, di ritorno eterno?) che passano per profumi, suoni, schiocchi, sapori che Simonetta Caminiti ti porge con delicatezza disarmante. E uno stile che, in brani come Specie meno note di sirene (racconto particolarissimo, che dà il titolo all’antologia), ha l’eco armoniosa di Marguerite Yourcenar. Poi ci sono le liriche vere e proprie, molte delle quali dedicate a un grande amore. Un amore che, osando seguire le date come orme sulla sabbia, intuiamo essere stato vivo, tormentato, forse interrotto nel tempo. Immenso. Infine, le poesie di Emily Dickinson che Simonetta Caminiti trafuga in italiano: con la melodia dolcissima e la forza delle immagini che l’autrice americana aveva affidato alla sua lingua. Traduzioni della Dickinson tra le più belle (e originali) in circolazione.

Questo è Specie meno note di sirene, 147 pagine di sperimentazione così felice da racchiudere, come in una bomboniera, anni e anni di pagine scritte qua e là, magari negli scampoli di tempo libero dall’università, magari sotto il dettame di sentimenti nel pieno della loro esplosione, del loro decollo, delle loro amarezze. Quelle di una donna che evolve, ma che matura il talento col tempo che passa: scrive tutto, consegna perfino i suoi viaggi in treno e le confidenze della sua “signora Fiore” (più volte, Simonetta Caminiti ha chiarito che il racconto Granito Rosa è una storia vera) a pagine di diario sublimate e cristallizzate in questa opera. Sorprendente e magica, che profuma, nel migliore dei sensi, di giardini e salotti antichi. Di indimenticabile intimità.

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