Altro pezzo sull’amore animale che mi piace condividere.

padroneluccacani

Si era avventurato, come altre volte, tra i boschi della Garfagnana, nei paraggi della sua Viareggio, per raccogliere funghi. Ma Marco Bacci (55 anni), dopo l’escursione di due giorni fa non è più tornato a casa: caduto in dirupo, è rimasto ucciso. Ci era arrivato con la sua moto e, una volta in zona, per cause in corso di accertamento, è finito in un precipizio profondo 150 metri nell’area di Limano (Lucca):  un luogo isolato dove la vegetazione s’infittisce, e le ricerche diventano ardua impresa. Marco Bacci si recava spesso in quelle zone, e nel bosco possedeva una casa: accanto a lui, sempre i suoi due cani.

Quando, alle 15.30 di sabato, un suo amico non lo ha visto rincasare, l’ansia che fosse capitato qualcosa di tragico  non si era fatta aspettare; tanto più che uno dei due cani aveva percorso il sentiero del ritorno tutto solo, e alla proprietà del padrone ci era arrivato. Vedendo l’animale rientrare senza Marco, l’amico si è insospettito. Il cane aveva dato un preciso segnale d’allarme: stava cercando aiuto. Vani i tentativi di contattare la vittima dell’incidente per telefono, dunque l’amico si è addentrato nel bosco e, dopo circa un’ora e mezza, lo ha trovato laggiù, senza vita. Lo scenario struggente che gli è parato davanti, però, era un miracolo d’amore: se uno dei cani era arrivato fino a casa per chiamare aiuto, l’altro era rimasto lì, accanto a Marco, a vegliarne la salma. Un’immagine mozzafiato, di dolore e tenerezza, offerta agli occhi dell’uomo che, attorno alle 17.00, ha chiamato i soccorsi. Nulla da fare, elisoccorso incluso. Marco se n’era andato. Non è ancora chiaro come e perché sia successo, cosa si sia messo di traverso e la certezza di averlo perso, per i suoi affetti, è l’unica. O forse no. L’altra è che Marco Bacci, alla fine della sua vita, non è rimasto solo. I suoi ultimi istanti di vita si sono svolti accanto ai suoi cani: col sentimento dell’emergenza che solo un paio di esseri umani avrebbero avuto, si sono istintivamente spartiti i compiti. Uno si è messo sul cammino che conosceva da sempre, quello verso la casa dell’adorato padrone, alla ricerca di amici che potessero sottrarlo alla morte; l’altro, immobile, gli ha impedito la solitudine anche quando non c’era più nulla da fare. È rimasto accovacciato accanto al padrone, lo ha protetto dal terrore e dalla sofferenza che, forse, per il povero Marco, erano già finiti.

Non è il primo caso di quattrozampe che balzano alle cronache per aver sfidato il traffico, l’oscurità della natura, le calamità più trasversali, pur di non lasciare solo chi avevano tanto amato. Per assisterlo fino all’ultimo battito, per sperare il miracolo, per dirgli addio.

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