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Di Luca Romano (per IlGiornale.it)

Caterina è una giovane ricercatrice delusa dall’amore e con scarse aspettative verso la vita; la sua più cara amica riesce a convincerla – neppure lei sa come – a partecipare a un paio di incontri al buio nella piscina di un resort. Qui trova Fernando, ricercatore come lei, e la sua fidanzata. Il ménage ha dei risvolti tragicomici e imbarazzanti: ma soprattutto determina l’esplosione di una insospettabile storia d’amore. Lisa, invece, ha vent’anni e poca esperienza. Le sue fantasie di ragazzina erano tutte dedicate a Riccardo, il bellissimo zio della sua migliore amica, che oggi – siamo a metà degli anni ’90 – vive come musicista in Inghilterra; ma è quasi Natale, ed eccolo tornare al paesino d’origine dopo un grave incidente, un occhio di vetro e l’aspetto ferito e disilluso. Forse, è arrivato il momento di mutare le fantasie infantili in una travolgente, brevissima ed eterna frazione di vita. Infine c’è Ily: quindici anni e un grave lutto che ha spazzato via la sua famiglia. Vive con Matilda, la sua giovane e austera nonna, e non sa che il suo primo amore sarà un uomo che ha fatto parte della vita e del cuore di entrambe.

Queste, in breve, le storie de Le ragazze del borgo, breve raccolta di racconti erotici di Simonetta Caminiti, edita Lettere Animate, e soprattutto illustrata dal fotografo Manuel Colombo; a posare per lui, a interpretare le voci e le anime delle tre protagoniste, la giovane modella Marta Renoir. Narrativa erotica dal cuore antico, che punta su una cifra stilistica cara a Simonetta Caminiti: le descrizioni, la fantasiosa produzione e associazione di immagini, l’audacia delle metafore, buone per raccontare ambienti, fisionomie, stati d’animo e geografie del piacere. Sensualità fotografate nelle loro facce più autentiche, nelle smerigliate potenzialità della passione: ma anche del dolore. Scoperte che, in tre fasi diverse della vita, rompono il confine tra tutto ciò che è stato e ciò che da oggi sarà, e che, con coraggio, pongono l’amore tra uomo e donna come unica vera chiave di volta della voglia di scoprire, infrangere, trasgredire, diventare se stessi. Violazione e celebrazione al tempo stesso di un antico cliché, specialmente nella narrativa erotica raccontate dalle donne.

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Dal blog su IlGiornale.it di Vittorio Macioce

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Pubblicità a “Le ragazze del borgo” su F (Cairo Editore), 29.11.2016

Le ragazze del borgo è il mio secondo libro edito da Lettere animate. 

Si tratta di 3 racconti erotici illustrati dalle fotografie di Manuel Colombo. Il volume è stato distribuito a partire dall’agosto 2016.

Questa pagina sarà aggiornata e integrata da recensioni, booktrailer e novità sul libro. Include alcuni appunti su uno dei tre racconti de Le ragazze del borgo: il brano Ily, quel che resta dell’apocalisse, che prima era disponibile da solo su Amazon a firma del mio pseudonimo Fiammetta Cortese.

ILY, QUEL CHE RESTA DELL’APOCALISSE

“Le pulsazioni la stordivano, vorticose: gli occhi le versavano dentro una scena così chiara eppure così incredibile che non riusciva a farne parte. Ascoltò, indecisa, un istinto sottile e dirompente come una lama: d’un tratto, si trovò a pinzargli mollemente le labbra con le sue labbra. Esplorò il taglio umido e vellutato della sua bocca larga; sentì la sua lingua scivolare e muoversi, gonfiandole le guance, attorno alla sua, immobile. Carezze caldissime e bagnate, quasi lo fossero di sangue vivo.”

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ILY – QUEL CHE RESTA DELL’APOCALISSE (Sinossi del volume su Amazon):

Ily è una ragazzina di quindici anni. Ha perso i genitori e il fratello più piccolo in un incidente al quale è sopravvissuta lei soltanto. Sua nonna Matilda è molto giovane, perché in effetti Ily nacque quando sua madre (figlia di Matilda) era solo un’adolescente. Ma il dolore profondo – quello di aver perso una mamma per Ily, e la propria unica figlia, per Matilda – sembra aver acceso tutt’altro che calore e feeling tra nonna e nipote. Anzi. Si conoscono poco e, forse, se Ily ha così poca stima di se stessa, è perché si guarda con gli occhi di questa giovane e bellissima matriarca, che non trova nella nipote nulla di speciale, nulla che le ricordi sua figlia, se non forse la tragedia di averla persa.

Ma c’è Manfredi. Il vicino di casa adulto e spiantato, l’insegnante annoiato dalla vita, chiuso nella sua dorata solitudine come Ily. E’ lui a convincerla di avere talento, un talento selvaggio e straordinario per le cose dell’amore.

L’erotismo come profondo, precoce e controverso strumento di scoperta, di autodeterminazione e conoscenza: la sensualità simile a una lama sottile che fende il confine tra vita e morte, lutto e rinascita, terrore e coraggio. E l’inarrendevole curiosità di una donna bambina, che cerca strenuamente di riprendersi la sua età.

Booktrailers “Ily, Quel che resta dell’apocalisse” (Amazon)

Booktrailer “Le ragazze del borgo” –  “Caterina”

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Articolo edito da “Il Quotidiano del Sud”, 5.8.2016

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Recensione di Martino Ciano per la rivista Satisfiction.

L’erotismo è un linguaggio, ma in letteratura può diventare un’arma a doppio taglio. Da una parte può rendere la lettura sensuale, portandoci per mano in territori cui accediamo solo in alcuni momenti; dall’altra può apparire volgare e invece di creare assenso, dà sfogo alla nostra ilarità.

Simonetta Caminiti non cade in questo banale errore. Tratta con l’erotismo nella sua dimensione naturale, non lo fa sconfinare nella facile retorica “pornografica”. Il suo eros diventa piacere che travolge, che si manifesta con naturalezza. La scrittrice calabrese non mette in mostra la “bestialità” dell’atto sessuale, ma la sua semplicità.

Le ragazze del borgo è una raccolta di tre racconti. Narra le vicende di Caterina, Elisa e Ily, adolescenti e donne con i loro pensieri e le loro paure, pronte a scoprire e a scoprirsi, perché l’erotismo è un dialogo con se stessi e con il partner. Il corpo è il medium, la psiche è il luogo in cui la paura e il tabù si manifestano, l’anima invece interpreta liberamente il proprio bisogno di esprimersi. La Caminiti sintetizza questo dialogo con molta semplicità e con ottimi risultati.

Le pagine scorrono piacevolmente e nei momenti piccanti resterete colpiti da questo intreccio “disarmonico” ma perfettamente “orecchiabile” tra termini popolari e aulici, metafore ariose e a doppio senso. Insomma, vi troverete davanti a una scrittura viva, danzante, in continuo movimento; erotica proprio come Duchamp rappresentava l’eros nelle sue opere concettuali: “forza dinamica, quarta dimensione in cui i sensi dell’uomo si muovono freneticamente”. Non so se l’accostamento è stato fatto consapevolmente dalla Caminiti, ma non penso che si arrabbierà se uso il maestro del Dadaismo per far comprendere meglio la sua scrittura.

Le ragazze del borgo, però, è anche un focus su quei borghi “pigri e in cui le curiosità sono palpitanti”. Il paesino di provincia con il suo clima mite e il suo microcosmo apparentemente pudico è il palcoscenico su cui si sviluppano queste storie. Questo è il luogo in cui l’erotismo è un “non luogo”. La Caminiti invece lo fa apparire proprio qui, nel borgo, dove non dovrebbe esserci, dove potrebbe essere vergognoso.

Ciliegina sulla torta, nel corso dei racconti troveremo anche le fotografie di Manuel Colombo, per il quale ha posato la giovane Marta Renoir. Una scelta azzeccata, perché arricchisce di pathos la lettura.

Da leggere.

“I RACCONTI EROTICI? SONO COME LE MIE FIABE” Intervista a Simonetta Caminiti

Di Roberta De Luca Su MagUp

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Nel suo ebook “Il concerto” (Amazon), Simonetta Caminiti racconta storie dei generi più disparati: c’è perfino una lunga e appassionante fiaba. Niente di più lontano – almeno in apparenza – dalla raccolta di racconti erotici “Le ragazze del borgo”, che la giovane giornalista ha pubblicato pochi mesi fa con Lettere Animate. La stessa casa editrice del suo romanzo, “Gli arpeggi delle mammole”, oggi distribuito in inglese col titolo “According to Eve”. Sperimentazione e coraggio, e un grande, “ancestrale”, lo definisce lei, amore per la parola e per le storie: “ma solo quelle che mi fanno soffrire abbastanza da lasciare le pareti del mio cuore e raggiungere il loro posto sulla pagina”.

Cos’hanno in comune in comune tra loro questi tre progetti letterari?

“Intanto, anche una fiaba ha molto in comune con un racconto erotico. Condividono la poesia e il sentimento, il fatto che, nel più dei casi, la protagonista è una donna piena di sogni. Solo che la fiaba immortala quei sogni attraverso l’immaginario infantile: il racconto erotico sviluppa il suo piccolo mondo evoluto, i suoi desideri attraverso un immaginario più adulto. Tornando al punto, i miei racconti de “Il concerto” condividono con “Le ragazze del borgo” e “Gli arpeggi delle mammole” la fotografia di un mondo interiore che spesso è più affollato e intenso di quello esteriore. E la sua urgenza di essere espresso. Sia esso un fatto di cronaca (come avviene ne “Il Concerto”) o le elucubrazioni adolescenti del mio primo romanzo…”.

Partiamo appunto dal romanzo, edito in italiano nel 2015. Come nacque l’esigenza di scriverlo?

“Avevo 24 anni quando ho scritto l’inizio. L’ispirazione nacque per caso. Nacque dalla fascinazione verso una ragazzina afroamericana che cantava nel film Love actually. La immaginai cresciuta e ammaliante su quel palco. Immaginai cosa sarebbe successo se il suo pubblico fosse stato italiano, e se lei avesse avuto una sorella bianca e in piena crescita. Ho immaginato un primo amore a dividerle e unirle allo stesso tempo. Il resto l’ho scritto nei successivi sei anni. Ci ho messo tanto. Ma ho amato la mia storia, ho sempre desiderato scrivere un romanzo di formazione compiuto, che parlasse di adolescenti ma a un pubblico adulto: e alla fine l’ho fatto”.

“Il concerto” è il tuo lavoro di cui parli meno spesso. Perché?

“Perché lo considero esattamente come il suo titolo: un concerto, una rapsodia di storie slegate, scritte in momenti molto diversi della mia vita, e senza un progetto editoriale preciso. Conto di pubblicare questa raccolta in una edizione più lunga: anzi, in diverse edizioni ove collocare racconti che seguano, tra loro, un filo più coerente. L’ho pubblicato perché leggere questa colorata scatola di fiabe, prose liriche, testi pressoché teatrali, fatti di cronaca romanzati eccetera, alla fine mi è piaciuto molto. Ma considero questo lavoro ancora come un bozzolo che può esplodere in altre forme”.

Poi i racconti erotici, “Le ragazze del borgo”. Tre storie di donne vulnerabili, ma straordinariamente passionali… Ti è capitato di imbarazzarti, immaginando la lettura dei tuoi racconti?

“Nessun imbarazzo. Non più, perlomeno. Sono consapevole dell’aspetto pruriginoso di tante pagine della mia antologia; ma mi interessano i pareri intelligenti, la capacità di percepire l’insieme di forme, colori, sentimenti, profumi e logorio linguistico da cui tutto nasce. L’erotismo come esperienza estetica consacrata dalla parola. Non certo come un contagioso sfogo ormonale fine a stesso… Certo, all’inizio ero molto emozionata e imbarazzata all’idea che non tanto gli occhi sconosciuti, quanto quelli di amici e parenti potessero trovare i miei racconti erotici. Penso sia normale. Oggi ho sviluppato una corazza molto razionale, senza la quale non avrei potuto pubblicarli. Comunque – ci tengo molto a precisare questo – “Le ragazze del borgo” sono il primo e l’ultimo esperimento di questo tipo che io avrò prodotto in vita mia. Era tutto quello che avevo da raccontare sull’argomento”.

“According to Eve” è il titolo del romanzo in lingua inglese. Una grande emozione?

“Enorme. Un piccolo sogno diventato realtà. Un’occasione per incontrare sguardi nuovi, educati a culture diverse dalla nostra, e finalmente abilitati a leggere la mia storia. E inoltre, la traduzione inglese di questo libro è davvero benfatta. Ci ho trovato dentro amore e rispetto estremi verso il mio libro: sono certa perciò che il pubblico anglo-americano ci troverà esattamente quello che ho espresso ne “Gli arpeggi delle mammole”. Non è poco avere una serenità di questo genere.”

Sei un’apprezzata giornalista. Qual è il confine tra giornalismo e letteratura, nella tua vita?

“Ho iniziato a fare la giornalista scrivendo di libri: penso di averti, in parte, risposto. Mi sono appassionata alla cronaca e al costume, alle moltissime facce di un lavoro che non è certo quello dello scrittore, ma la cui matrice, comunque, è la stessa della letteratura: racconto e commento. Giornalista per passione e mestiere, scrittrice per Dna. Il confine tra questi due mondi è il confine che mi hai chiesto di spiegarti…”.

 

 

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pagina del quotidiano regionale “Cronache delle Calabrie”

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“Intervista a Simonetta Caminiti” – Il Paese dei libri

Il suo romanzo “Gli arpeggi delle mammole” (Lettere Animate 2015) è uscito da poco in lingua inglese col titolo “According to Eve”, la sua antologia di racconti “Il concerto” (Amazon 2014) e la sua breve raccolta di racconti erotici “Le ragazze del borgo” (Lettere Animate 2016) riscuotono successo di pubblico e critica. Simonetta Caminiti ha 33 anni, è giornalista presso il Giornale, Cairo Editore, Mondadori, ed è anche una scrittrice originale, produttiva e caratterizzata da deliziosi contrasti. Si racconta così a Il paese dei libri.

Qual è stata la soddisfazione più grande che hai avuto nella tua attività di scrittrice?

Di sicuro le belle recensioni danno gioia, illuminano aspetti della tua scrittura che nemmeno tu sei in grado di cogliere e, in qualche modo, danno più senso e compimento a quello che produci. Ma le lettere dei lettori, persone sconosciute che ti ringraziano di aver scritto un libro, ti spalancano il cuore.

Da cosa nascono le tue storie?

Da fotogrammi disparati. Da suoni, molto spesso. Musica in particolare. Ricordi, frammenti di vita che cercano una catarsi, o un “luogo” dove farsi eterni nella felicità e nel dolore. Fantasie incontrollabili che qualunque piccolo dettaglio può scatenare.

Cosa trovi sia indispensabile nella vita di uno scrittore?

La lettura, prima di tutto: è impensabile essere fruitori solo di quello che si crea in prima persona, e ignorare il patrimonio (positivo… ma non sempre, non solo) che i creativi di tutti i tempi hanno sparso nel mondo. Rileggere quello che si produce a distanza di tempo, cercare di maturare una lucidità e uno spirito critico il più possibile spassionato verso la propria opera. Un rapporto intenso col passato e con la nostalgia del futuro, dunque una tensione al racconto sempre presente. E una relazione intima con la natura.

Racconti erotici illustrati. Com’è nata l’idea?

Manuel Colombo, fotografo eccellente e caro amico, mi ha proposto di realizzare un set con una modella soltanto per corredare delle storie. Racconti erotici, appunto. Sapeva che ne avevo scritto qualcuno, e sapeva che adoro le immagini di un fotografo (oggi passato alla storia più per terribili fatti della sua biografia che per la sua arte): David Hamilton, le sue fanciulle innocenti e sensuali, diafane e intensissime. E così non mi sono fatta sfuggire l’occasione. Abbiamo scelto la modella insieme e ci siamo gettati in questa avventura. Lei è la bella Marta Renoir.

Stai lavorando a nuovi progetti?

Un saggio di cinema in uscita a quattro mani con un bravo collega. Poi, un romanzo nel cassetto ancora da sviluppare. E un’antologia di Emily Dickinson in corso di traduzione. Ma ti svelo una confidenza: sto scrivendo una storia che tormentava la mia fantasia di bambina, mi sto liberando di mostri sacri che hanno popolato la mia infanzia, i miei giochi, le mie giornate: una parte di me ha sempre saputo che, adulta, avrei messo nero su bianco quei personaggi e quelle vite. È arrivato il momento.

 

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Recensione di Barbara Monticelli

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Intervista di Danilo Montaldo per Gufetto Press

D.M: Simonetta giornalista e Simonetta brillante scrittrice. Cosa ha fatto scattare in te, la voglia di raccontare le storie contenute nella raccolta “Le ragazze del borgo”?

S.C: Anni fa, ero ancora una studentessa, e mi innamorai dei diari di Anaïs Nin. Poi, dei suoi racconti contenuti ne Il delta di Venere, che una cara amica mi aveva consigliato. Racconti erotici, ma soprattutto una grande lezione di magia. Di sensibilità, di rigore psicologico, di innocenza. Così cominciai a cimentarmi – io che ho sempre amato scrivere – in qualche prosa lirica erotica, e poi in qualche racconto. È rimasto tutto nel cassetto fino all’anno scorso, quando un bravo fotografo come Manuel Colombo mi ha chiesto di creare insieme un volume di racconti erotici e illustrazioni sue… Ecco come sono nate le mie “ragazze del borgo” che tanto amo. Rispolverando vecchie storie mai sopite.

D.M: Molto spesso anche in amore, oltre che nella vita, si cade in una quotidianità che in qualche modo nuoce al rapporto. Qual è secondo te la via per uscirne?

S.C: Non penso ci sia una via soltanto per non bloccare se stessi e un rapporto nelle piccole asfissie della quotidianità. Certo è che lo stupore è un sentimento da salvaguardare, soprattutto in un rapporto. Non mi piacciono i segreti, soprattutto se protetti da bugie, ma credo che delle piccole striature di mistero giovino a qualunque relazione: anche alle amicizie più longeve. Però temo che coltivare questa capacità sia più un dono naturale, ahimè, che il frutto di tecniche e strategie…

D.M: Per molti autori, scrivere storie significa “liberarsi dal peso di alcune esperienze del passato. È stato così anche per te?

S.C: Questo è successo soprattutto col mio romanzo, “Gli arpeggi delle mammole”, che con “Le ragazze del borgo”. L’adolescenza è quel momento della vita in cui, come non mai, si è transitori, si è in divenire, eppure paradossalmente tutto sembra eterno, destinato al “per sempre”. Più che fatti epocali accadono cose che lasciano dei segni epocali. Come la prima volta di qualunque cosa. In questo senso, scrivere il mio romanzo di formazione mi ha aiutata in questo processo (chiamiamolo di “liberazione”). Ma anche le mie ragazze del borgo mi somigliano abbastanza… Per piccole cose ciascuna, tutte e tre.

D.M: ti appartiene di più e quale personaggio ti ha trasmesso più emozioni mentre lo creavi?

Tra “Le ragazze del borgo”, senza far torto alle mie Lisa e Caterina, quella che è più nel mio cuore è la giovane Ily. Una creatura sola al mondo, convinta che la passione per un uomo sia l’unica cosa di cui è capace, l’unica in cui è brava e in grado di rendere felice se stessa e qualcun altro. L’unica che sembra saziare la voragine che ha dentro mentre insegue, senza saperlo, la tenue innocenza della sua età… Il primissimo fotogramma di Ily apparve sui miei quaderni nel 2011, in una sera d’estate. L’ho amata subito e non mi ha più lasciata.

 

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Recensione di Mandy Morabito per il blog “My Milky Way”

Il volume si presenta discreto e sottile, ricco di immagini raffinate, le immagini firmate dal fotografo Manuel Colombo che dipinge col suo obiettivo sempre la stessa ragazza, una ragazza diafana, esile, dai capelli voluminosi e la pelle bianca piena di lentiggini. Un’Anna dai capelli rossi originalissima che posa per tre racconti erotici. Racconti erotici scritti con grande classe. Le storie, tutte diverse tra loro, di Caterina, Lisa e Ily. Il “borgo”, quel borgo che dà il titolo all’antologia, non è che un luogo dell’anima dal perimetro stretto e l’area infinita, il borgo delle tentazioni, il borgo delle transizioni a un’era adulta a cui forse non si è del tutto pronti, ma che si cerca di raggiungere correndo sul treno della passione. Tre passioni completamente diverse. Una nata per caso, sull’onda di un esperimento trasgressivo, un’altra generata e consacrata attraverso i ricordi d’infanzia, e la terza, anch’essa in qualche modo pertinente all’esperienza infantile, mossa proprio da quel contesto senza scosse e senza peccati, che in apparenza è il borgo: la storia di una giovane di quindici anni orfana e senza affetti che si aggrappa con le sue unghiette all’amore carnale di un uomo più grande.

Un elemento stravolgente di queste tre belle storie è l’insolito assortimento di campi semantici, il passaggio violento dallo stile altissimo e morbido delle descrizioni, a un modo di chiamare e raccontare l’amore “maleducato” e senza la più pallida inibizione. La fusione, potremmo dire, dell’alto e del basso, dell’etereo, quasi mistico (spesso rappresentato anche dalle immagini) e del terreno, quasi fangoso: le sfumature dell’eros quando le si scopre, in fondo, per la prima volta. Quando si sceglie di viverle tutte, quando le si assolutizza nello spazio eterno di settanta pagine. Il sesso che è un mezzo per conoscere “la parte più vera di sé”, ma mai dissociato da un profondo sentimento, retaggio romantico duro a morire anche nei modelli che devono esser stati di Caminiti, cioè i grandi classici di questa letteratura: D.H. Lawrence e Anais Nin su tutti. La vertigine che provocano i balzi veloci (veloci come tutta la narrazione di questi tre racconti) dalla poesia alla prosa.

“Le ragazze del borgo” è un cofanetto che punta ad affascinare il pubblico adulto (almeno sopra i vent’anni) che ama la sincerità delle storie, dei personaggi, delle persone. Risulta da un’intervista che sia però la prima e unica, l’ultima esperienza nel genere erotico che Simonetta Caminiti ha intenzione di consegnare al mercato.

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leggeremania

Oggi per voi un viaggio nel genere erotico con Simonetta Caminiti e i suoi racconti Le ragazze del borgo.

Nell’antologia Le ragazze del borgo edito da Lettere Animate, la giornalista scrittrice Simonetta Caminiti indaga nel lato oscuro delle protagoniste raccontando un piacere femminile dal linguaggio acquatico, specchio di una voragine interiore inesplorata verso cui trovare il coraggio di inabissarsi.

Ciao Simonetta e benvenuta nel salotto virtuale delle interviste di Leggeremania. Partiamo subito dal titolo che hai scelto per la tua raccolta erotica, “Le ragazze del borgo”. Alla stregua della tradizione più classica del genere, i tre racconti sono ambientati in un luogo chiuso e circoscritto ma, a differenza del risvolto più tradizionale, delle protagoniste man mano sveli qualcosa in più delle loro vite, fino all’epilogo liberatorio. Qual è, dunque, l’aspetto più innovativo della tua narrazione.

Non so in che misura si possa parlare di ‘innovazione’, nei miei racconti. Un aspetto insolito – e importante – dell’antologia, sono le illustrazioni per le quali è stato allestito un set esclusivo e studiato dal fotografo Manuel Colombo (che come avrai visto non ha nulla di pornografico). Illustrazioni specchio profondo degli stati d’animo che scorrono e si librano nelle mie storie. Detto questo, uno dei fattori più sottolineati da chi ha letto il volume è la commistione dei piani linguistici. Si passa dalla tenerezza amniotica, onirica e infantile al linguaggio (soprattutto in “Lisa”) molto, molto spinto e che forse sembra addirittura congegnato da un uomo. Le aritmie emozionali – in tre esperienti diversi tra loro – fluttuano e si avvicendano quanto quelle verbali. La guaina linguistica è solo il codice di questa instabile, e volutamente destabilizzante, partitura musicale.

Il desiderio carnale, così come molti romanzi erotici hanno dimostrato, è una tappa del viaggio dentro se stessi per scoprirsi meglio. Nei tuoi racconti le protagoniste sembrano appropriarsi delle proprie vite, proprio dopo aver esplorato quelle zone d’ombra che non conoscevano. Cosa imparano, dunque, le protagoniste dalle loro esperienze?

Imparano cose differenti. Caterina e Lisa imparano certamente che la sessualità era una sfera della loro esistenza sopita ma gravida di Vita, e di vita, appunto, che non avevano mai osato esprimere e solleticare. Aperto il Vaso di Pandora, ci hanno trovato la capacità profonda di perdere il controllo sul presente, di fare reale una fantasia del passato, di tradurre in aspetto vero e carnale qualcosa di profondamente silenzioso. Ily scopre invece, tutto sommato, che non deve avere fretta di crescere, ma lo scopre dopo aver pensato che l’eros fosse l’unica risorsa della sua vita.

Più recentemente il genere erotico è stato portato in auge sul mercato da libri come la trilogia delle  Cinquanta sfumature, che hanno suscitato una serie di polemiche sul valore letterario di questo fenomeno, in cui prevale più la spinta pornografica che quella propriamente erotica. Non hai temuto, scegliendo di trattare il tema dell’erotismo nella tua antologia, di incorrere in tale ambiguità?

Certo. Ma lo spazio dato alle psicologie è così vasto e profondo – credo e spero – nelle mie Ragazze del borgo, che dovrei aver scampato il pericolo.

D.H. Lawrence ha dichiarato che: “Ciò che per uno è pornografia, per un altro è la risata del genio”, a riprova che molto spesso il confine fra pornografia ed erotismo è talmente sottile e difficile da interpretare, al punto che anche il famoso “non detto” può eccitare il pubblico. Andando nello specifico, nei primi tuoi due racconti le descrizioni degli amplessi risultano più concrete e dettagliate rispetto all’ultimo, “Ily. Quel che resta dell’apocalisse”, nel quale attorno alla giovanissima protagonista si delinea una voluttuosità meno esplicita.  In questa differenza si nasconde una qualche volontà di sperimentazione narrativa?

Sì, assolutamente. DH Lawrence, nello specifico, limitava al ‘non detto’ davvero pochissimo: il linguaggio de ‘L’amante di Lady Chatterley” (e siamo ai primi del ‘900…) è tutt’altro che allusivo e poco esplicito. È un linguaggio fortissimo. Eppure, fuso con la poesia e lo spessore di tante altre pagine, risulta un classico della narrativa erotica molto lontana dalla pornografia. La pornografia è il sesso. L’erotismo scandaglia il sesso e tutto quello che gli sta attorno: ma non necessariamente indossa veli. Ily, però, è immersa in un mondo molto più delicato delle sue ‘coinquiline’ nel libro. Questo succede perché è la sua storia a richiederlo. Una storia che in principio, addirittura, voleva farsi romanzo.

Interessanti risultano le simbologie acquatiche cui ricorri per descrivere le atmosfere in cui si ritrovano invischiate le protagoniste prima di lasciarsi coinvolgere dalle loro relazioni sentimentali. Nel primo, ad esempio, la vasca in cui si consumano gli incontri, più che fare da sfondo diventa quasi un vero personaggio, una sorta di Diavolo tentatore. Nel secondo, invece, a un certo punto della sua iniziazione la protagonista si identifica in una sirena che, sappiamo, stando alla tradizione mitologica rappresenta ora la seduzione, ora la morte intesa come conoscenza. L’acqua, insomma, intesa nel suo significato più ancestrale di (ri)-nascita.La scelta è stata voluta o si è trattato di una sorta di inconscia catarsi letteraria?

L’acqua è provenienza. Mistero eterno. Morte e, come dici tu, origine, nascita, rinascita. L’acqua è una culla di cristallo che può originare sirene bellissime, mostri leggendari, o semplicemente creature che sulla terraferma applicheranno o infrangeranno le magie che hanno scoperto quando erano ancora lì: in quella bolla impenetrabile che nel primo racconto è la vasca del resort, che nel secondo è la vasca di una bambina, che nella vita è il bozzolo in cui non vediamo l’ora di crescere.

I racconti dell’antologia sono corredati da un reportage fotografico di Manuel Colombo.  Ci diresti come è nata questa collaborazione e quanto le immagini hanno influito nell’elaborazione delle storie?

La collaborazione con Manuel è nata diversi anni fa: lui ha curato le copertine di altri miei volumi. Ma siamo molto amici, e sapeva che avevo in cantiere dei racconti erotici. L’eros è elemento fondante di tante sue immagini, e così l’idea è venuta a lui. Abbiamo scelto insieme la modella (che è Marta Renoir) e abbiamo provato – lui ci ha provato – a farle rappresentare un po’ le atmosfere di racconti che erano già scritti.

Nel ringraziarti per aver accettato la nostra intervista, vorrei chiederti quali suggerimenti di lettura daresti ai lettori che non si sono ancora approcciati al genere erotico e quali consigli, invece, ti senti di dare agli autori che intendono cimentarsi nella stesura di racconti nel medesimo ambito?

Al lettore neofita non possono mancare il già citato ‘L’amante di Lady Chatterley’ di DH Laurence, “Il Delta di Venere” di AnaïsNin, e qualche testo di Henry Miller. All’autore che comincia a scrivere l’eros… sinceramente ho poco da suggerire. Il mio mantra è stato quello di curare la prosa e i sentimenti nel dettaglio. Il trend di oggi, forse, è dimostrare a tutti i costi che le donne possono e sanno vivere una sessualità franca, trasgressiva, e avulsa dall’amore quanto lo sono gli uomini. È una strada talmente battuta da essere diventata un cliché. Io – mi scuserete – non ci crederò mai…

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