Il Blog di Simonetta Caminiti. Quello nuovo!

E mentre…

Pubblicato il settembre 20, 2019

E mentre io scrivo due nuovi romanzi, e mentre Letizia mi sottopone la sua visione a matita dell’indecenza dolcissima di un amore teen (scritto da un’adulta: parlo della mia graphic novel), sulla pagina Facebook de “Gli arpeggi delle mammole di Simonetta Caminiti” siamo più di 7.000. Bene.
Stiamo scaldando i motori per un bombing che la mia Diana nemmeno può sognare.
E presto, se avrete voglia, potrete seguirmi anche su un’altra pagina social. Siamo così, figlie del Millennio… Cerchiamo di farne qualcosa di buono, il nostro meglio.
Diana_Filippopagina_arpe

A Giuseppe

Pubblicato il settembre 17, 2019

Vorrei correre

su e giù per le tue ciglia

e negli occhi tuoi

di granoturco

farmi eterna.

E quei boccoli rifranti,

sulle tempie tue bambine

dove verde scorre il fiume,

sono seta, oro castano, ciuffi di vento.

Sorge pallido quel sole

che sempre punteggia il tuo sorriso.

Innocente è il narciso

che sfavilla nel tuo cuore.

 

(Mia lirica dedicata al mio piccolo grande uomo: mio nipote Giuseppe, anni 11).

Non potendo inserire foto di lui, però, lascio un mio autoritratto di oggi. Io, a meditar sui prati…

simonettasuiprati

 

“Dal pulpito franco delle loro stanzette”

Pubblicato il settembre 16, 2019

Mi piace riproporre oggi un “morso” del mio lungo servizio per ‘O Magazine dedicato a Margaret Mitchell, autrice di Via col vento che, ossessionata dal sogno di diventare famosa, una volta raggiunta la popolarità in senso strettissimo, ne ebbe la nausea, la detestò.
Non posso affidare al web i miei lavori per questa preziosa rivista che tornerà a vita nuova. Ho scritto di Hans Christian Andersen, del serial The Affair e di tutti i suoi legami con la letteratura moderna (non solo contemporanea); poi, di Margaret Mitchell, appunto e, ancora,  di quanto sia potente e magico, dalla storia del dopoguerra a oggi, il mondo radiofonico delle ore notturne. Amo i circuiti editoriali che diffondono ciò che al grande pubblico non può interessare. Le anime palpitanti tra le pagine dei romanzi, dietro le pagine dei romanzi, i particolari inediti in Italia di tutto ciò (da un lembo della gonna bruciato al caminetto di una scrittrice di successo quanto sottovalutata nel suo spessore umano, ai tic nervosi di Andersen… se tutto questo ha avuto riverberi importanti nelle loro esistenze e nelle opere che ci hanno lasciato: passando, perché no, per le meravigliose storie affidate a trasmissioni radiofoniche, oggi dimenticate)Questo è ciò che amo di più quando mi accingo a scrivere un pezzo.
Il mio servizio su Margaret Mitchell cominciava così:

Vorrei diventare famosa in qualche modo. Ballerina, scrittrice o soldato. Qualunque cosa va bene!

Così Margaret Mitchell all’epoca dei suoi vent’anni. Il suo era un sogno ossessivo, confessato a un diario intimo perché non lo raccontasse a nessuno. Ben lontana dagli instagrammer, dagli youtuber, dalle icone “social”che oggi si mettono in fila con la pazienza delle formiche e la fame di una vetrina qualsiasi, dal pulpito franco delle loro stanzette.

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12 settembre 2019: in equilibrio

Pubblicato il settembre 12, 2019

Intanto, scopro su Facebook che i 12 settembre di qualche anno fa firmavo graziosità su un paio di bei periodici.

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Dopodiché, saltando davvero di palo in frasca, mi concedo uno sproloquietto personale. 

Titolo: “La mia amica equilibrista”.

Penso di frequente a una mia amica, in questi giorni. Una donna già provata da sofferenze, nel corso degli anni (pur pochi, almeno gli anni che ha), e che di recente è stata sconquassata da un dolore e da un trauma inimmaginabili. Io, che la conosco bene, so come stanno le cose. Gode degli affetti caldissimi di gente vicina e lontana, ma nulla sazia (com’è comprensibile) la sua voragine: e in questo anno a dir poco surreale, surrealissimi sono stati alcuni suoi incontri. Alcuni disparati (o disperati?) tentativi di tuffarsi nella vita, da parte di costei, incoraggiati da qualche cavaliere dall’armatura lucente…  ma pure da qualche amico. “Amico” dall’animo inesorabilmente duale. Persone, insomma, che, con confortevolissima superficialità, hanno visto in lei solo la resilienza fulgente, la Leggerezza professata, diffusa e difesa per non cadere.

Non un verbo a caso, questo. La mia amica, in effetti,  cammina sul filo del rasoio. Da un lato, il baratro più nero, dall’altro la forza della vita. Nel suo cuore ci sono le stesse cose: un emisfero di tenebra e uno di dolce e avvolgente fiamma di speranza. È a quella fiamma (che è facile, forse, ridurre a una scintilla con breve emissione di fiato, e anche facilissimo trasformare in cenere) che lei comunque, ostinata, si aggrappa. La vedono fulgente, ripeto, mentre percorre il filo del rasoio celando lo spavento e la fatica; potrebbero, come no, comprendere come stanno le cose davvero. Ma cenere è quello che taluni hanno nel cuore, e così, a un certo punto, pur forse all’improvviso e scossi nell’animo da pretesti di piccola consistenza, vorrebbero vedere il suo: pieno della loro stessa cenere.

Chissà. Sul viale del tramonto, o “nel mezzo del cammin della loro vita”, la donna ha rappresentato una qualche “vibrazione” (non c’interessa sapere di che genere, non ha importanza: e guai a pensare all’accezione più scontata). Ma, quando le vibrazioni non si possiedono, non si flettono come vorremmo noi, un senso di tradimento pervade chi le prova. Che, a questo punto, dà il peggio di sé.

Qualche tacchino vestito di stagnola (e non certo un cavaliere dall’armatura che riluce) ha incontrato la mia amica: promettendole tutto il suo coraggio e invece avido e bisognoso del coraggio di lei. Pazienza. E qualche amico saggio, e qualche amico meno saggio, che si sono fermati, entrambi, alle apparenze. Perché fa sempre comodo a tutti.

La vita le ha insegnato una cosa, però. La felicità non la si inventa: ma cercare strenuamente di essere appagati è un dovere. Un dovere anche verso il sacrificio di chi non c’è più. E dunque, non può esserci odio, mai più, neppure verso chi ha causato dolori nel dolore. L’odio è perdita di tempo che consuma la bellezza. E il tempo è breve, e la bellezza è il senso della vita. Gratitudine, piuttosto, a coloro i quali, con trasversali (e tra loro imparagonabili) orme che lasciano nel percorso della mia amica, le insegnano quanto complessa sia, ancora una volta, la natura umana. E imprevedibile.

(Vi amo come siete, e dico davvero).

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(La mia “amica”, ieri, al telefono con qualcuno che la fa sorridere: tanti ce ne sono, ed è per loro che vive e lotta con fierezza).