alluvioni

Dall’altra parte dell’oceano è quasi primavera. Non solo in Italia, e in molti Paesi d’Europa, il meteo sembra aver smarrito il senso del tempo e il clima mette a segno l’inverno più mite dal 1910: a New York, dove solo il Natale scorso, strade e palazzi erano sommersi dalla neve e la città viveva una forte emergenza, quest’anno i cittadini e i turisti passeggiano in shorts e magliette.

Ma tra temperature anomale, alluvioni e tornado, questa fine dell’anno sta profondendo fenomeni naturali dei più disparati.  Nel nord del Regno Unito, le alluvioni di questi giorni hanno costretto all’evacuazione di centinaia di cittadini. Il premier David Cameron ha presidiato ieri una riunione del Comitato di emergenza del Cobra; Cameron ha annunciato che saranno dispiegati più soldati per aiutare le zone colpite nel nord dell’Inghilterra, non dimenticandosi di rivolgere un «enorme grazie ai servizi di emergenza e all’esercito per avere fatto così tanto», e a esternare «vicinanza alle persone colpite in questo periodo dell’anno». Nel frattempo a York, dove i fiumi Ouse e Foss sono pericolosamente ingrossati, la polizia ha disposto l’evacuazione di circa 400 cittadini. Rischiano l’inondazione 3.500 proprietà, e dunque i fiotti di pioggia incessante mettono in pericolo di vita la popolazione. E la pioggia non ha risparmiato un pub storico, che sorgeva su un ponte, inserito in un edificio con 200 anni di storia: un piccolo gioiello della memoria per Summerseat, una cittadina del nord inglese. È stato il fiume Irwell a esondare e spazzare via i 200 anni di questo pub, il «Waterside», la cui ubicazione ricordava il Ponte Vecchio di Firenze e seduceva da due secoli i turisti. Quel ponte, causa crolli, non è più percorribile, così le comunicazioni da una parte all’altra del centro abitato sono interrotte. Per non parlare dei disagi con l’elettricità, e delle previsioni metereologiche che restano inclementi anche sulla prossima settimana.

Il Nuovo Continente, come noi, respira calda. Da record. A parte il Natale sbracciato e stravagante di New York, dove la colonnina di mercurio ha superato i 20 gradi, molti Stati nel sud e nell’est degli Usa sono attraversati da un flusso di aria caldo-umida proveniente dal Golfo del Messico. 32 gradi a Naples, 30 gradi a Houston e Orlando, 28 gradi a New Orleans: la Florida ha un clima da savana natalizia. Ma i nubifragi e gli allagamenti hanno sconvolto – addirittura con un tornado –  il Midwest. Almeno 18 vittime, da queste parti, dove il tornado è dilagato tra le temperature eccezionalmente calde, e ha investito buona parte del sud: l’ultima tappa del disastro è stata Dallas, in Texas, nella mattinata di ieri. Solo gravi danni alla città, e per fortuna nessuna vittima. 10 i morti in Mississippi, invece, 6 in Tennessee, e gli altri due in Arkansas e in Alabama. Un’estate fuori stagione che ha innescato un turbine mortale soprattutto sulle strade, dove il tornado ha causato incidenti.

E se perfino il Canada (+17 gradi a Natale) ha rinunciato, quest’anno, a un dicembre imbiancato e freddo, solo gli Stati occidentali degli Usa hanno riconosciuto l’inverno, con nevicate abbondanti e silenziose, paesaggi lunari, fuori dalle finestre. Stagioni che dilagano e si sostituiscono tra loro, panorami irriconoscibili, continenti che si scambiano i volti: è la fisionomia di un pianeta che, questo Natale, regala scene folcloristiche, ma anche pericolosi tiri mancini.

 

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